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Mappato per la prima volta il clitoride: perché è un passo avanti per la salute riproduttiva

Un team di ricercatori dell’Amsterdam University Medical Center (Umc) ha mappato la rete nervosa del clitoride per la prima volta nella storia della medicina, a quasi trent’anni di distanza dalla mappatura del pene, avvenuta nel 1998. Lo studio, pubblicato sul server di preprint bioRxiv e attualmente in attesa revisione peer-to-peer, è guidato dalla dottoressa Ju Young Lee, ricercatrice post dottorato ad Amsterdam, e ha una duplice rilevanza: medica, perché apre a nuovi scenari per la chirurgia pelvica e permette una maggiore comprensione del benessere riproduttivo delle donne, e culturale, perché finora il clitoride era stato considerato laconicamente “un piccolo pene” sminuendo il desiderio sessuale femminile.

Cos’è la mappatura e come è stata realizzata

La ricerca rientra nella Human Organ Atlas Initiative, un progetto internazionale che punta a rendere ogni organo umano osservabile anche nelle sue parti più piccole. Il team ha analizzato due bacini pelvici donati post-mortem all’università da due donne di 59 e 69 anni.

Grazie a software open source e algoritmi di machine learning per la segmentazione nervosa, i ricercatori hanno tracciato il percorso completo del dorsal clitoral nerve (Dcn), il principale nervo sensoriale del clitoride, dalla sua origine nei plessi pelvici fino alle terminazioni nel glande, che costituisce la parte visibile e più sensibile dell’organo.

I ricercatori hanno utilizzato la tecnica HiP-CT (High-Intensity Phase-Contrast Tomography), sviluppata presso l’European Synchrotron Radiation Facility (Esrf) di Grenoble, in Francia, che utilizza raggi X ad altissima risoluzione generati da radiazione di sincrotrone. Questa tecnica permette di visualizzare fasci nervosi nei tessuti molli con una risoluzione fino a 2 micrometri, una precisione impossibile da raggiungere con la risonanza magnetica tradizionale.

Cosa è stato trovato

La scoperta più rilevante riguarda la struttura terminale del Dcn. Fino ad oggi, la letteratura anatomica sosteneva che questo nervo si assottigliasse progressivamente verso il glande, mentre la mappatura completa dell’organo dimostra che il nervo sensoriale del clitoride mantiene la propria densità fino alla punta. Le immagini hanno evidenziato che il Dcn si ramifica in cinque tronchi principali a forma di albero, con diametri che vanno da 0,2 a 0,7 millimetri.

Non solo. La ricerca ha identificato per la prima volta che alcune ramificazioni del Dcn si estendono anche al cappuccio clitorideo (clitoral hood) e al monte di Venere, strutture anatomiche che i modelli precedenti non consideravano innervate da questo nervo. Un ulteriore nervo, il posterior labial nerve, innerva non solo le labbra ma anche l’area intorno al corpo clitorideo.

Cosa significa per la salute delle donne

Ogni anno migliaia di donne vengono sottoposte a interventi chirurgici nella regione pelvica: tumori, prolasso, incontinenza, labiaplastica. Prima della ricerca guidata dalla dottoressa Ju Young Lee, i chirurghi operavano con mappe anatomiche incomplete o inesatte. La conseguenza, in molti casi, era il danno nervoso involontario — con perdita parziale o totale della sensibilità sessuale nelle pazienti.

Il caso più grave riguarda le mutilazioni genitali femminili (Fgm), una pratica spietata che secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità riguarda 230 milioni di donne nel mondo. La chirurgia ricostruttiva esiste, ma i risultati non sono uniformi: circa il 22% delle donne che vi si sottopongono riporta una riduzione della sensazione orgasmica dopo l’intervento, come riporta lo studio.

Avere una mappa precisa dei nervi clitoridei significa poter ridisegnare le tecniche chirurgiche per preservare le terminazioni nervose, migliorando gli esiti per centinaia di migliaia di donne ogni anno.

Lo stesso vale per la labiaplastica, intervento di chirurgia genitale estetica cresciuto del 70% tra il 2015 e il 2020 a livello globale. Anche in questo contesto, la mancanza di conoscenza anatomica precisa ha storicamente esposto le pazienti a rischi di danno sensoriale difficilmente reversibile.

Riproduzione e funzione sessuale

La mappatura del clitoride ha ricadute anche sulla salute riproduttiva, che non può essere scissa dal benessere sessuale femminile: la funzione sessuale, inclusa la capacità orgasmica e l’assenza di dolore,  incide direttamente sulla qualità delle relazioni di coppia, sulla propensione alla genitorialità e sull’equilibrio psicologico delle donne in età fertile.

La nuova mappa nervosa permette di capire meglio i meccanismi fisiologici alla base del dolore pelvico cronico, della dispareunia e di altre condizioni che colpiscono una parte significativa della popolazione femminile, spesso sottodiagnosticate o attribuite a cause psicologiche proprio per la mancanza di basi anatomiche solide. Come ha dichiarato la dottoressa Ju Young Lee a The Guardian, la scoperta che “alcune delle insegnamenti anatomici correnti possano essere errati” apre una revisione profonda di come la medicina ha studiato e trattato la sessualità femminile fino ad oggi.

28 anni dopo la mappatura del pene

La stessa dottoressa Lee si è detta “stupita” del fatto che la mappatura completa del clitoride sia arrivata 28 anni dopo quella del pene.

Infatti, lo studio da lei condotto apre a una riflessione culturale. I quasi tre decenni di gap non sono un caso, ma il risultato di scelte che hanno tenuto il clitoride fuori dai programmi di ricerca anatomica sistematica. Gli autori scrivono esplicitamente che la ricerca sul clitoride è stata a lungo considerata un tabù culturale, e che l’organo sia stato storicamente ignorato nei libri di testo anatomici standard o descritto erroneamente come “una versione più piccola del pene”. Questo significa che intere generazioni di medici hanno operato, diagnosticato e curato con una conoscenza incompleta. Significa che il dolore pelvico femminile ha impiegato decenni a trovare spazio nei protocolli clinici. E significa che la ricerca biomedica ha rispecchiato a lungo i pregiudizi della società in cui veniva svolta.

Lo studio ha anche delle limitazioni perché i campioni analizzati provengono da donne in età postmenopausale. I ricercatori auspicano che studi futuri possano includere campioni di donne più giovani e l’uso di marcatori molecolari per distinguere tra nervi sensoriali e autonomi.

Fonte immagine di copertina: Wikimedia Commons

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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