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“Meglio l’algoritmo di mamma e papà”: l’eclissi emotiva della Generazione Z

Non è più il tempo dei lividi, ma quello delle ferite invisibili. Se n’è parlato al Palazzo dell’Informazione, sede dell’Adnkronos, dove si è tenuta la seconda edizione della Maratona sul Bullismo e sul Disagio Giovanile che ha aperto i lavori con un dato che impone una riflessione: un adolescente su cinque (20%) ha pensato, almeno una volta, di farsi del male o di non voler più vivere; mentre il 31% dei ragazzi afferma di sentirsi più compreso dall’intelligenza artificiale che dalle persone. È il manifesto di una crisi silenziosa che sta riscrivendo le geografie emotive dei nostri ragazzi, trasformando la cameretta in un bunker e lo smartphone in un confessionale meccanico.

La metamorfosi del dolore: dal pugno all’esclusione

Il Rapporto nazionale sul disagio giovanile 2026, basato su un campione di mille studenti tra i 14 e i 19 anni, fotografa una mutazione genetica del disagio. Se la prevenzione ha quasi azzerato la violenza fisica, oggi ridotta a una quota del 3,96%, il bullismo non è affatto scomparso: è semplicemente diventato più sottile. La forma di sofferenza più diffusa è ora l’esclusione sociale, indicata dal 16,67% dei ragazzi.

Complessivamente, il 38% degli adolescenti dichiara di aver subito episodi di bullismo, un dato in preoccupante crescita rispetto al 34% dello scorso anno. “Oggi molti ragazzi apparentemente stanno bene, ma interiormente vivono fragilità profonde”, spiega Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile. Il disagio è introiettato: il 41% vive un’ansia costante da inadeguatezza, il 30% prova vergogna per il proprio corpo e il 25% descrive un senso di vuoto persistente.

Il sorpasso dell’Intelligenza artificiale

Il dato più spiazzante dell’indagine riguarda il rapporto con la tecnologia. Il 31% dei ragazzi afferma di sentirsi più compreso dall’Intelligenza artificiale che dalle persone. In un mondo dove il 43% percepisce gli adulti come distanti e il 47% trova estrema difficoltà nel chiedere aiuto, l’algoritmo diventa l’unico interlocutore percepito come non giudicante.

I social network non sono più semplici strumenti di comunicazione, ma veri e propri “luoghi emotivi”. Secondo la psicologa Elisa Caponetti, coordinatrice della ricerca, il 52% dei giovani riconosce che gli algoritmi influenzano direttamente il proprio stato d’animo. “I ragazzi preferiscono un algoritmo per proteggersi dal peso della valutazione sociale”, avverte Caponetti, sottolineando come il dolore tenda sempre più a nascondersi anziché esplodere apertamente.

Evento bullismo Adnkronos
Seconda edizione della Maratona Bullismo e Disagio Giovanile, al Palazzo dell’Informazione Adnkronos

La “deriva criminale” e la prevenzione necessaria

Oltre all’isolamento, emerge una frangia che trasforma il disagio in aggressività emulativa. Il vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Mulè, ha lanciato l’allarme su una “fase nuova” in cui ragazzi di 12-13 anni non si limitano più a postare video di armi, ma cercano di possederle realmente, emulando modelli criminali visti sul web. Per Mulè, la risposta non può essere repressiva: “Non servono nuovi reati, ma bisogna uscire dalla logica delle “bacchettate” e intercettare misure di prevenzione prima che si arrivi a fenomeni tragici”.

In questa ottica di protezione, Unicef Italia e l’Osservatorio hanno siglato a Roma un protocollo biennale per promuovere i diritti dell’infanzia. Come ricordato da Nicola Graziano, presidente di Unicef Italia, gli abusi online e il cyberbullismo generano livelli altissimi di pensieri suicidari e comportamenti autolesionistici, richiedendo interventi educativi urgenti e una “responsabilità condivisa”.

Lo Sport come via d’uscita

In questo scenario d’ombra, la luce arriva dall’attività fisica. Il 64% dei ragazzi riconosce nello sport il principale fattore di equilibrio emotivo e benessere psicologico. Non è un caso che la Maratona abbia trasformato Piazza Mastai, a Trastevere, nella “Piazza del Rispetto”, un’area dove campioni dello sport e istituzioni incontrano i giovani per ricostruire quel tessuto di relazioni umane che il digitale ha logorato.

“La relazione umana resta il principale fattore protettivo”, conclude Massaccesi. La sfida lanciata dal Palazzo dell’Informazione è chiara: per salvare una generazione che si fida più di un codice binario che di un genitore, occorre tornare a occupare le piazze, reali e simboliche, offrendo ascolto e una comunità capace di guardare oltre lo schermo.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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