Pillola maschile, spermatozoi bloccati in 30 minuti: il nuovo contraccettivo entra nella fase di test

Una pillola da assumere mezz’ora prima del rapporto per fermare temporaneamente il movimento degli spermatozoi. È l’obiettivo del contraccettivo maschile sviluppato da Weill Cornell Medicine, che ha ricevuto un finanziamento di 8,2 milioni di dollari, distribuito su quattro anni, dal National Institute of Child Health and Human Development degli Stati Uniti. Le risorse serviranno a completare gli studi necessari per arrivare ai primi test nell’uomo.

Il progetto punta a una contraccezione al bisogno: non una terapia quotidiana, ma una compressa capace di creare una finestra di protezione di alcune ore. Jochen Buck, professore di farmacologia che guida il lavoro insieme a Lonny Levin, parla di un’assunzione 30 minuti prima del rapporto e una durata dell’effetto di sei-otto ore, seguita dal recupero completo della fertilità. Tempi ed efficacia dovranno però essere verificati nella fase di sperimentazione clinica.

Come funziona la pillola che immobilizza gli spermatozoi

Il bersaglio del farmaco è un enzima, l’adenilato ciclasi solubile, abbreviato in sAC. Bloccandone l’attività, i ricercatori hanno ottenuto l’immobilizzazione degli spermatozoi e impedito gravidanze nei modelli preclinici. I risultati alla base del progetto sono stati pubblicati nel 2023 su Nature Communications.

La differenza rispetto ad altri contraccettivi maschili in sviluppo riguarda il punto sul quale intervenire: anziché ridurre la produzione degli spermatozoi, il candidato farmaco agisce sulla funzione di quelli già presenti, impedendo loro di muoversi in modo efficace. Il risultato cercato non è distruggerli né eliminarli dal liquido seminale, ma renderli temporaneamente incapaci di raggiungere l’ovocita.

Per funzionare, l’effetto deve persistere anche dopo l’eiaculazione. Una molecola che smettesse di agire appena gli spermatozoi entrano nell’apparato riproduttivo femminile non offrirebbe la protezione desiderata. È per questo che il gruppo sta lavorando su composti capaci di mantenere il blocco dell’enzima abbastanza a lungo, pur consentendo successivamente il ritorno alla normale funzione.

A che punto sono i test e quando potrebbe arrivare

L’annuncio di Weill Cornell Medicine del 23 ottobre 2026 descrive un iter ancora da completare. Tra i passaggi previsti figurano lo sviluppo della formulazione orale, la definizione dei protocolli produttivi e le valutazioni tossicologiche e di sicurezza necessarie per avvicinarsi a uno studio di fase 1 controllato con placebo, su uomini sani. I partecipanti riceveranno il composto oppure un placebo e saranno monitorati per individuare eventuali effetti indesiderati. Poi, i ricercatori analizzeranno i campioni di sperma per misurare quanti spermatozoi si muovono e quanto efficacemente avanzano verso l’ovocita. Dovranno verificare anche che l’immobilizzazione sia temporanea.

La motilità rappresenta un indicatore importante, ma la conferma dell’efficacia richiederà ulteriori passaggi clinici. Al momento non è stata annunciata una data di disponibilità in farmacia.

È una pillola senza ormoni? E quali effetti collaterali può avere?

L’approccio non punta a modificare i livelli degli ormoni sessuali, ma a inibire l’enzima coinvolto nella funzione degli spermatozoi. Questo lo distingue dai progetti basati sulla soppressione ormonale della loro produzione. Il livello di cautela richiesto è elevato. Come sottolinea Peter Meinke, farmacologo coinvolto nel progetto, un contraccettivo viene somministrato a persone sane, spesso giovani e occorrono ,quindi, requisiti particolarmente stringenti sia per la sicurezza sia per l’efficacia. La molecola deve agire rapidamente, mantenere l’effetto per il tempo necessario e poi consentire il recupero della funzione riproduttiva.

Perché non sostituisce il preservativo

La pillola in sviluppo mira a prevenire la gravidanza: non crea una barriera contro le infezioni sessualmente trasmissibili. Anche un suo eventuale arrivo sul mercato non eliminerebbe quindi la funzione del preservativo nei rapporti in cui occorre ridurre il rischio di trasmissione delle infezioni.

Non va neppure confusa con gli spermicidi vaginali o con i profilattici che ne contengono. Questi prodotti agiscono localmente e hanno modalità d’impiego e limiti propri; il progetto di Weill Cornell riguarda invece un farmaco assunto dall’uomo prima del rapporto.

Che cosa cambierebbe per la coppia

La possibilità di scegliere un metodo maschile reversibile e utilizzabile al bisogno amplierebbe le opzioni disponibili per distribuire la responsabilità contraccettiva all’interno della coppia (oggi le principali alternative maschili restano il preservativo e la vasectomia). La comodità potenziale dovrà tradursi in regole chiare ed affidabili: quanto aspettare dopo la compressa, quanto dura davvero la protezione e come gestire eventuali dosi ravvicinate.

Gli autori dichiarano inoltre un interesse economico nello sviluppo: Buck, Levin e Meinke hanno cofondato Sacyl Pharmaceuticals, titolare di una licenza sulla tecnologia, e possiedono quote e brevetti collegati. Un elemento di trasparenza non scontato mentre la ricerca passa dal laboratorio alla verifica clinica.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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