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Generali, Unicredit vuole le quote Delfin: il patto che può aiutare anche Intesa Sp, ecco come

(Adnkronos) – L’ultimo tassello è l’offerta informale che Unicredit avrebbe avanzato a Delfin per ridisegnare gli equilibri azionari di Generali. Secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, la banca guidata da Andrea Orcel avrebbe sondato la disponibilità della holding della famiglia Del Vecchio a conferire il proprio 10% del Leone di Trieste in cambio di azioni Unicredit. Un’operazione che, ai valori di mercato attuali, avrebbe consentito a Delfin di rafforzarsi fino a circa l’8% della banca e a Unicredit di salire dal 9,2% a circa il 19,2% di Generali. La proposta sarebbe però stata respinta e i contatti sarebbero rimasti a livello preliminare. Secondo quanto risulta all’AdnKronos da una fonte ben informata, proprio questo episodio contribuisce a rendere sempre più concreta quella che l’
agenzia di stampa ha definitio – in gergo giornalistico – una sorta di “patto della cacio e pepe”
: nessuno al comando di Generali e, proprio per questo, tutti presenti. Un equilibrio nel quale i principali azionisti si rafforzano senza arrivare a una posizione di controllo, blindando il Leone attraverso una rete di partecipazioni rilevanti e reciproci contrappesi. Per capire come si sia arrivati a questo punto, spiega la fonte, occorre mettere in fila le date. La prima da cerchiare in rosso è gennaio 2026.  

Secondo quanto risulta all’AdnKronos, è in quel periodo che prendono avvio i contatti tra Intesa Sanpaolo e Unipol per costruire la grande operazione che avrebbe poi portato alla partita su Mps. Una manovra sviluppata a lungo sotto traccia e destinata a diventare uno dei passaggi chiave del risiko bancario italiano.La seconda data è il 23 aprile 2026. È qui che arriva la prima vera accelerazione. Unicredit comunica infatti di essere salita all’8,72% di Generali dal precedente 6,68%. Un movimento che, secondo la fonte, non passa inosservato dalle parti di Ca’ de Sass e che contribuisce a modificare gli equilibri percepiti attorno al Leone.  

Da quel momento il dossier Generali torna stabilmente al centro delle attenzioni dei grandi gruppi finanziari. L’accelerazione successiva coincide con le settimane seguite all’annuncio dell’operazione su Mps. È in questo contesto che, anche secondo quanto ricostruito dal Sole, maturano i contatti tra Unicredit e Delfin. Il tentativo di Orcel di avvicinarsi alla soglia del 20% di Generali viene letto da diversi osservatori come il segnale più evidente della volontà di consolidare una presenza forte nel capitale del gruppo assicurativo.Secondo la fonte l’attenzione a questo gioco di equilibrio è anche lessicale: Intesa Sanpaolo aumenta la propria esposizione nel Leone continuando a definire la partecipazione come “finanziaria”. La stessa formula utilizzata da Unicredit. Stessa definizione, stessa rassicurazione ufficiale. Ma sul mercato cresce la convinzione che dietro la qualificazione formale si stia costruendo un nuovo equilibrio di lungo periodo. 

Nasce così, spiega la fonte, l’ipotesi di una coabitazione tra i grandi soci. Non una guerra per conquistare Generali, ma una struttura nella quale nessuno dispone dei numeri per comandare da solo e nessuno può essere facilmente estromesso. Il “patto della cacio e pepe”, appunto, in gergo scherzoso. Uno scenario, spiega la fonte, che potrebbe risultare utile anche a Intesa Sanpaolo. Perché il vero ostacolo al risiko, come ha ricordato il presidente dell’Ivass Paolo Angelini, rischia di essere rappresentato dalle assicurazioni. “Le operazioni di aggregazione sono destinate a produrre impatti significativi sul sistema assicurativo”, ha avvertito il numero uno dell’Autorità di vigilanza. Il tema potrebbe riguardare direttamente Generali.  

Intesa Vita e il Leone, spiega la fonte, si contendono infatti la leadership nel ramo Vita e, con l’operazione Mps-Mediobanca, Ca’ de Sass potrebbe ritrovarsi nella posizione delicata di essere il principale azionista del proprio concorrente diretto. In questo quadro, spiega la fonte, una Generali presidiata da più soci forti, con Unicredit tra i protagonisti e senza un azionista dominante, contribuirebbe ad attenuare anche uno dei dossier più sensibili che rischiano di accompagnare le prossime fasi del risiko finanziario italiano. Lato Unicredit, spiega la fonte, ci sarebbe poi una diversificazione del rischio alla luce della complessa partita giocata dall’istituto di Piazza Gae Aulenti su Commerz.  

Marta Degl’Innocenti, economista dell’Università Statale di Milano, conferma all’AdnKronos: “Se Unicredit rilevasse anche la quota Delfin e, parallelamente, Intesa accrescesse la propria partecipazione, si potrebbe arrivare a due azionisti forti, configurando di fatto una coabitazione capace di rendere Generali difficilmente contendibile, senza necessità di un patto formale”. Secondo l’economista “la mossa di Orcel vada letta anche alla luce delle difficoltà incontrate sul dossier Commerzbank. Di fatto un rafforzamento in Generali consentirebbe a Unicredit di diversificare il rischio politico legato alla partita tedesca e, al tempo stesso, di consolidare il proprio peso nel capitalismo finanziario italiano”. (di Andrea Persili) 

 

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