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Unicredit avanti su Commerz: attenzione a partecipazioni Delfin su risiko domestico

(Adnkronos) – Il primo dossier sul tavolo di Unicredit resta quello tedesco. L’operazione su Commerzbank è entrata nella fase decisiva e rappresenta, al momento, la priorità strategica per l’istituto guidato da Andrea Orcel. L’obiettivo è rafforzare la presenza europea del gruppo, consolidando il posizionamento in Germania. 

Secondo quanto apprende AdnKronos da fonti finanziarie, proprio l’intensità delle reazioni politiche e di mercato lascia intendere che la partita sia ormai avanzata: non sono sfuggite agli osservatori le mosse “difensive” di Berlino, alla ricerca di un cavaliere bianco. Un’operazione tutt’altro che semplice. “Non vedo un cavaliere bianco nel settore bancario tedesco”, sottolinea all’agenzia di stampa l’economista Daniel Gros. “A parte Deutsche Bank – spiega – non ci sono grandi banche e per il sistema delle Sparkassen sarebbe difficile digerire Commerz”. 

Avanti tutta dunque. Ed è proprio per questo che, almeno nel breve termine, il fronte domestico appare meno caldo. Ma, secondo l’adagio dannunziano, “Immotus nec iners”: fermo, ma non inerte: Unicredit osserva gli sviluppi del risiko finanziario italiano senza mosse scomposte, ma pronta a prendere posizione dove necessario e a far sentire la propria voce: in brevem, mettersi nelle condizioni di dare le carte. 

In questo quadro non sembra estranea la vicenda di Delfin, impegnata in una complessa operazione di riorganizzazione da circa 10 miliardi, sostenuta in larga parte da finanziamenti bancari, tra cui proprio Unicredit. Rumors parlano di una possibile cessione proprio all’istituto di Piazza Gae Aulenti di quote della holding in Generali o Banca Monte dei Paschi di Siena per saldare il debito. Un uovo di colombo, ma che al momento rimane al livello di ipotesi, perché, secondo quanto apprende AdnKronos, la holding non ha ancora sciolto il nodo né sul se né tanto meno su tempi e modalità di eventuali dismissioni. 

 

 

 

“Alla luce degli sviluppi recenti, non sembra emergere una scelta netta verso l’ipotesi dismissioni”, rimarca all’agenzia di stampa Marta Degl’Innocenti, economista degli intermediari finanziari presso l’Università Statale di Milano. “È plausibile che Delfin continui a mantenere le proprie partecipazioni con un approccio flessibile, pronto ad adattarsi alle condizioni di mercato e agli equilibri interni”. E aggiunge: “La strategia appare orientata a influenzare gli equilibri del settore e le operazioni di consolidamento, mantenendo flessibilità tra investimento di lungo periodo e possibile dismissione”. Una strategia che potrebbe saldarsi proprio con quella all’insegna dell”Immotus nec iners’ di Orcel.  

Ma su quali asset potrebbe concentrarsi l’eventuale interesse di Unicredit? Più Banca Monte dei Paschi di Siena o più Generali? Secondo quanto filtra da fonti finanziarie interpellate da AdnKronos, l’attenzione sembra orientata soprattutto su Generali. 

Il dossier Mps, spiegano le fonti, potrebbe avere una linea di sviluppo autonoma. L’ipotesi più accreditata è quella di un consolidamento con Banco Bpm, finalizzato alla creazione di un terzo polo bancario. Un percorso dai tempi incerti e – sottolineano le stesse fonti – con una “filiera lunga”, già con parecchi protagonisti tra istituti e azionisti rilevanti. 

Diverso il discorso per Generali che emerge come il vero baricentro strategico. Il gruppo triestino rappresenta un asset chiave negli equilibri del capitalismo italiano e offre leve di intervento più rapide e potenzialmente più incisive. Per Unicredit è ancora un investimento finanziario, ma non si può nascondere l’appeal legato all’asset management, che rappresenta un importante driver di creazione di valore. L’integrazione tra banca, assicurazione e gestione del risparmio consente di operare in segmenti ad alta redditività commissionale e con un uso efficiente del capitale. 

 

 

 

Certo, spiegano fonti di mercato, le collaborazioni commerciali non dipendono necessariamente dalla partecipazione azionaria. La cooperazione con Generali nei mercati esteri è iniziata molti anni fa, ben prima dell’ingresso nel capitale. Tuttavia, spiegano le stesse fonti, la presenza azionaria può facilitare ulteriori sviluppi e in ogni caso è chiaro che una partecipazione significativa consente comunque di essere presenti ai tavoli rilevanti in caso di futuri riassetti dell’azionariato: se dovessero emergere sviluppi, Orcel valuterà le diverse opzioni. E ancora una volta potrà dare le carte, sempre con Delfin che potrà giocare la carta delle dismissioni influenzando gli equilibri di settori. Andrea Orcel e Leonardo Maria Del Vecchio: entrambi ‘immoti nec inertes’ 

Ma a rendere il quadro più complesso, stando a quanto apprende AdnKronos da fonti finanziarie, può essere la presenza di Intesa Sanpaolo. È difficile, stando al ragionamento delle fonti, immaginare che il gruppo guidato da Messina resti completamente inattivo di fronte a un eventuale e ancora più deciso rafforzamento di Unicredit in Generali. Eventuali ulteriori mosse su Generali, questo è il ragionamento, potrebbero innescare una reazione a catena, ed è proprio per questo motivo che a Piazza Affari più di qualcuno sussurra che Orcel potrebbe usare molta prudenza. Oggi il titolo di Unicredit ha chiuso in Borsa a +2,14% (di Andrea Persili) 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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