Templari, nuovi studi sulla bolla di Clemente V: «È l’ora della riabilitazione storica»

COMUNICATO STAMPA – CONTENUTO PROMOZIONALE

Presentata a Roma una ricerca giuridica sulla “Vox in excelso” del 1312. Al centro dell’indagine l’assenza dell’originale e le anomalie delle trascrizioni. Dai relatori un appello al Pontefice per il riconoscimento morale dei Cavalieri del Tempio.
 

Roma, 14 ott. (Adnkronos) – La soppressione dell’Ordine dei Cavalieri Templari, decretata nel 1312 da papa Clemente V, torna al centro del dibattito storico e giuridico. A oltre sette secoli di distanza, una nuova ricerca accademica solleva interrogativi sulla documentazione attraverso cui è stato tramandato il provvedimento pontificio, evidenziando l’assenza dell’originale della bolla Vox in excelso e una serie di anomalie formali e testuali nelle versioni giunte fino ai nostri giorni. 

È quanto emerso nel corso della conferenza svoltasi martedì 13 ottobre a Roma, presso la Fondazione Ernesta Besso, a Largo di Torre Argentina, in occasione della presentazione del volume Una interpretazione giuridica dei differenti testi della presunta Bolla papale “Vox in excelso” del 1312, pubblicato da Aracne e firmato da Daniele Mattiangeli, professore all’Università di Salisburgo. 

All’incontro sono intervenuti, insieme all’autore, Johannes Michael Rainer dell’Università di Salisburgo e Mario Ascheri dell’Università Roma Tre, approfondendo gli aspetti storico-giuridici di uno dei capitoli più controversi della storia medievale e dei rapporti tra potere politico e autorità ecclesiastica. 

La bolla mai ritrovata e le anomalie dei testi
 

Al centro dello studio vi è una questione documentale: dell’atto originale della Vox in excelso, tradizionalmente associato alla soppressione dell’Ordine del Tempio, non risulta disponibile un esemplare autentico munito del relativo sigillo pontificio. 

La ricerca prende in esame differenti testimonianze manoscritte ed edizioni storiche, tra cui il testo attribuito a De Thérines conservato a Digione, le raccolte pubblicate da Philippe Labbé nel 1671 e Giovanni Mansi nel 1782, nonché la documentazione riportata da Villanueva nel 1806. 

Dal confronto emergerebbero discrepanze lessicali, divergenze strutturali e numerose irregolarità che, secondo l’interpretazione proposta nello studio, potrebbero andare oltre le normali varianti riscontrabili nella trasmissione dei documenti medievali. 

L’ipotesi avanzata è che alcune versioni tramandate della Vox in excelso possano riflettere testi preparatori o redazioni non definitive, piuttosto che la riproduzione fedele di un atto pontificio formalmente perfezionato. 

Una ricostruzione che apre nuovi interrogativi sul piano della diplomatica pontificia e della storia del diritto canonico, pur richiedendo di distinguere l’assenza materiale dell’originale dall’eventuale invalidità giuridica del provvedimento. 

Nel dibattito è stata inoltre richiamata la bolla Ad providam, con cui Clemente V dispose il trasferimento di gran parte dei beni templari all’Ordine degli Ospitalieri. 

La Pergamena di Chinon e il nodo della condanna
 

La questione documentale si intreccia con la vicenda giudiziaria dei Templari, accusati di eresia e di gravi deviazioni dottrinali in un contesto segnato dalle pressioni politiche della monarchia francese e dal ricorso alla tortura durante gli interrogatori. 

Un elemento centrale della rilettura storica è rappresentato dalla Pergamena di Chinon, documento del 1308 conservato nell’Archivio Apostolico Vaticano, che attesta l’assoluzione dalle censure ecclesiastiche concessa ai principali dignitari templari dai cardinali incaricati da Clemente V. 

La Pergamena costituisce una testimonianza fondamentale per comprendere la complessità del processo e distinguere le responsabilità individuali dalle decisioni politiche ed ecclesiastiche che portarono alla soppressione dell’Ordine. 

Secondo la prospettiva emersa durante la conferenza, le nuove analisi dei testi potrebbero contribuire a una più approfondita revisione storica della vicenda, restituendo centralità alla posizione religiosa dei Cavalieri e alle circostanze che condussero alla persecuzione e alla morte sul rogo di alcuni dei loro massimi rappresentanti. 

Ferretti: «Nessuna rivendicazione sui beni, chiediamo verità storica»
 

A sottolineare il significato morale dell’iniziativa è stato anche Mauro Giorgio Ferretti, magister dell’associazione Templari Oggi APS, che ha ribadito come l’obiettivo non sia la ricostituzione dell’antico Ordine né la rivendicazione del suo patrimonio. 

L’interesse, ha evidenziato Ferretti, riguarda esclusivamente il recupero della verità storica e della memoria dei Cavalieri del Tempio. 

Le numerose incongruenze riscontrate nelle trascrizioni, la molteplicità delle versioni e l’assenza degli originali, secondo Ferretti, meritano un approfondimento che non si limiti a considerarle semplici imperfezioni tipiche della documentazione medievale. 

La questione, dunque, non riguarda beni, proprietà o diritti patrimoniali, ma il riconoscimento della dignità di uomini che professarono fedeltà alla Chiesa e che furono coinvolti in una delle più drammatiche vicende giudiziarie del Medioevo. 

L’appello al Pontefice: riabilitare la memoria dei Templari
 

Al termine dell’incontro è emerso un appello rivolto al Pontefice affinché venga presa in considerazione una riabilitazione morale e storica dei Cavalieri Templari, alla luce delle fonti documentali e delle nuove interpretazioni giuridiche. 

Non una richiesta di ricostituzione dell’Ordine, né un’iniziativa finalizzata a riaprire controversie patrimoniali, ma un invito a riesaminare il significato storico ed ecclesiale della loro condanna. 

L’obiettivo indicato dai promotori è quello di favorire un riconoscimento che restituisca onore e memoria ai Cavalieri del Tempio, distinguendo le vicende politiche che determinarono la fine dell’Ordine dalla fede professata dai suoi appartenenti. 

A oltre settecento anni dalla soppressione, la vicenda templare continua così a interrogare storici, giuristi e studiosi del diritto canonico. E dalla conferenza romana arriva un messaggio preciso: fare piena luce sui documenti del 1312 per aprire una nuova riflessione sulla memoria e sulla riabilitazione morale dei Templari. 

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