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Follini: “No bipolarismo muro contro muro, rischio estremisti più estremi”

(Adnkronos) – Difficile dire quale sarà la curva di consenso che accompagnerà Vannacci di qui alle elezioni. Trattandosi di un militare verrebbe da dire che può trattarsi di una bomba oppure di un petardo. Ma ogni previsione vale quel che vale e tutti i sondaggi andrebbero letti in prospettiva. Dunque, evitiamo di formulare previsioni che somigliano ad auspici e limitiamoci a seguire il corso delle cose. Quello che conta di più, invece, è misurare le reazioni delle forze portanti del nostro sistema dinanzi a questa sfida. E qui, viene da dire, i dolori si fanno più acuti. Perché mano a mano che Futuro nazionale ha preso a salire nei sondaggi i principali players chiamati in causa hanno pensato di scendere: dalla strategia alla tattica. Ognuno cercando di misurare il vantaggio di parte che magari se ne potrà ricavare. Così la destra ha accusato il generale di fare -a bella posta- il gioco della sinistra. E la sinistra a sua volta non ha rinunciato a far trapelare una certa contentezza all’idea che sia la destra a pagare il prezzo di questa scorribanda. Senza contare quanti si sono improvvisati maghi delle previsioni scommettendo sicuri sul fatto che alla fine il generale si sarebbe rintanato nuovamente nel centrodestra “ufficiale” o viceversa se ne sarebbe tenuto alla larga. Con tutte le conseguenze del caso. Calcoli leciti, s’intende, e fin troppo prevedibili. Che però rivelano appunto un eccesso di tattica e un difetto di strategia.  

Il fatto è che la discesa in campo di una forza così estrema, così volutamente poco “politically correct”, così agli antipodi della sensibilità comune, così in attrito con il minimo sentimento civico, dovrebbe far riflettere un pochino più in profondità sul fatto che forse il tipo di contesa a cui ci siamo dedicati fin qui non è proprio così soddisfacente. Nè tantomeno così costruttiva. Sono mesi e mesi infatti che il nostro gioco politico si va radicalizzando. La sola idea di poter condividere qualche responsabilità di sistema, di avvicinare i poli verso la metà campo, di lasciarsi alle spalle gli eccessi retorici di campagne elettorali sempre più unilaterali, la sola idea di celebrare un rito unitario tra le due metà che si contendono il governo, tutto questo è suonato disdicevole quasi a tutti. A destra come a sinistra. La modalità del nostro bipolarismo è diventata sempre più quella del muro contro muro. Quasi la celebrazione di un aspro e un po’ monotono referendum quotidiano. Meloni ha fatto del suo meglio per portarsi dietro quasi tutto il suo passato. E Schlein ha fatto anch’essa del suo meglio perché il Pd non avesse nemici a sinistra, e si integrasse fin quasi ad appiattirsi nella formula del campo largo. Così, infine, tutti hanno rispettato le regole canoniche della contesa bipolare. Ma in quella stessa contesa si è aperto un varco ben più insidioso della nostalgia centrista di una volta. Il referendum sulla giustizia si è svolto appunto secondo questo rito.  

E l’approssimarsi della campagna elettorale (con tanto di legge da cambiare) ha dato l’illusione che la transizione fosse finita. Salvo liberarsi in fretta e furia di quei residui centristi che non vorrebbero togliere il disturbo. E salvo demonizzare l’idea del pareggio come se un esito in bilico dovesse dar luogo ad una drammatica forma di ingovernabilità del sistema. Ora, il punto è che tutto questo sale sparso così copiosamente a quanto pare non è bastato. E anzi oggi ci capita che venga avanti una proposta, quella di Fn, che radicalizza ancora di più e che vorrebbe condurre la lotta politica verso i confini più estremi, mettendo a repentaglio qualunque traccia di buonsenso, di misura, di ragionevole condivisione di quel che pure si potrebbe cercare di condividere. E invece è proprio su questo che ci si dovrebbe interrogare.  

Sul fatto cioè che a furia di spingere le cose agli estremi illudendosi di contenerne gli effetti più distruttivi, si finisce sempre per incontrare lungo la via un estremista ancora più estremo che conduce il gioco fino all’esclusione di ogni possibilità di (ragionevole) buonsenso. Come diceva a suo tempo Pietro Nenni c’è sempre “un puro più puro che ti epura”. L’esagerazione dio giorni nostri segue un po’ la stessa curva. A furia di dirsi che l’altro da noi è un nemico del popolo finiscono per arrivare nemici ancora più insidiosi ai quali non sappiamo più cosa dire. E invece se c’è un momento in cui il “sistema” dovrebbe far valere alcune delle sue buone ragioni, è proprio quando l’arrivo dei barbari ci avvisa che la nostra civiltà, o quel che ne resta, è davvero in pericolo. Per tutti. Tranne che per quanti vogliono restare fuori da quel civile perimetro. (di Marco Follini) 

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