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Allarme Coldiretti: “Il 30% dei toscani mangia cibi ultra-processati senza saperlo”

FIRENZE – Tra gli stand della Fortezza da Basso, nel cuore della rassegna Taste, risuona un campanello d’allarme per la salute pubblica. Mentre si celebra il gusto, Coldiretti Toscana scoperchia il vaso di Pandora delle abitudini alimentari regionali: tre cittadini su dieci acquistano e consumano prodotti “ultraformulati”, e più della metà lo fa senza esserne consapevole.

Sotto accusa non ci sono semplici alimenti, ma quelli che l’economista Riccardo Fargione, direttore della Fondazione Aletheia, definisce veri e propri “cibi falsi”. Si tratta di prodotti industriali come bevande energetiche, bibite gassate iperzuccherate, merendine, snack salati e piatti pronti. La loro caratteristica comune, oltre al basso costo e alla comodità d’uso, è il processo di trasformazione: un mix di ingredienti non naturali e una lunga lista di additivi chimici tra coloranti, conservanti, addensanti ed esaltatori di sapidità.

I dati presentati durante il lancio del libro di Fargione, Cibi Falsi, dipingono uno scenario preoccupante. Il consumo di questi prodotti è scientificamente correlato a patologie croniche gravi, dal diabete di tipo 2 ai tumori, fino all’obesità. “Oltre il 40 per cento dei tumori in Italia potrebbe essere prevenuto iniziando dalla tavola”, ha spiegato Fargione intervistato dal direttore regionale di Coldiretti, Angelo Corsetti. La diffusione di questi alimenti è in forte ascesa, specialmente tra le nuove generazioni, configurando una vera emergenza sanitaria.

Il sondaggio di Coldiretti rivela una regione a due velocità. Da un lato c’è un incoraggiante 70 per cento di toscani che evita cibi precotti e industriali; dall’altro, c’è una fascia giovanile sempre più esposta. Le statistiche sugli adolescenti sono impietose: uno su quattro è in sovrappeso o obeso e uno su tre salta la colazione o la fa in modo inadeguato. Gli zaini di scuola, spesso, si riempiono di quello stesso cibo spazzatura da cui si dovrebbe stare alla larga, una criticità di cui, secondo dati Censis citati, si rende conto quasi un genitore su due (48%).

Per invertire la rotta, Coldiretti punta tutto sull’educazione e sulla trasparenza. La strategia passa per il Manifesto di Udine, un documento che chiede la rimozione di junk food e bibite gassate dai distributori automatici scolastici, promuovendo invece mense basate su prodotti locali, stagionali e a chilometro zero. L’obiettivo, supportato da un comitato scientifico di medici e ricercatori, è duplice: introdurre etichette più chiare per i consumatori e riportare la dieta mediterranea al centro della crescita dei ragazzi.

REDAZIONE

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