VAIANO – Una cosa si capisce appena entrati: che si può essere radicati nel territorio e proiettati nel mondo allo stesso tempo e che aiutare gli altri aiuta anche chi lo fa. Si scrive sartoria – è la sartoria solidale di Vaiano, trentasette anni da quando è nata da un’idea di Lice Mengoni e due amiche ‘rammendine’ in pensione in un garage di famiglia, dal 1992 è affiliata ad Auser -, si scrive sartoria ma si legge comunità e solidarietà: un seme, sottolineano molti nel corso della mattinata, da annaffiare ed annaffiare bene per non rimanere indifferenti davanti ad un mondo che pare impazzito, dove è tornata a dominare la legge del più forte senza neppure fingere troppo che sia il contrario.
Qui alla sartoria solidale di Vaiano, lungo la strada che da Prato si inerpica verso l’Appennino bolognese risalendo il Bisenzio, l’assessora regionale alla sanità e alle politiche sociali Monia Monni ha incontrato Auser Toscana, associazione con oltre 38mila soci, 180 sezioni e cinquemila volontari, come racconta il presidente Renato Campinoti, impegnata nel sostegno alle persone fragili, due milioni di chilometri percorsi ogni anno per l’accompagnamento sociale e che con la Regione collabora a programmi di invecchiamento attivo.
Alla sartoria di Vaiano, come in altre cinquanta sartorie toscane che da quell’esperienza hanno preso spunto (ed altre che si stanno organizzando per farlo: prossime aperture a Iolo e a Barga), si fa anche questo: si combatte la solitudine, si organizzano iniziativa culturali e di svago, ginnastica ed attività motoria. Ma ci si prende cura anche degli ultimi, vicini e lontani. Si confezionano così capi per bambini del terzo mondo o di famiglie bisognose con stoffe donate dalle confezioni (un tempo più numerose) del territorio; si fanno zainetti per bimbi di orfanotrofi dell’Africa e cuscini a forma di cuore per pazienti toscani che dopo l’operazione al seno devono sottoporsi a radio e chemioterapia; si cuciono bambole di stoffa, le famose pigotte dell’Unicef (oltre sessantamila quelle realizzate in questi anni). Si realizzano coperte per i senza tetto. Si organizzano corsi di italiano per stranieri immigrati, Si fa beneficenza e si inviano prodotti nei Paesi meno fortunati del globo.
Riecheggia più volte la parole ‘pace’ nel corso della mattinata. Una bandiera della Pace realizzata negli anni Cinquanta è appesa al muro: non a caso. E dalla parola “pace” parte anche l’assessore Monni. Parla dei diecimila bambini di Gaza nelle liste di attesa dell’Organizzazione mondiale della sanità, che la Toscana prova per quanto può a portare negli ospedali toscani con le operazione Medevac di Protezione civile, pronta anche a dare il proprio contributo per un ospedale da campo sul territorio quando ci saranno le condizioni. Parla dell’Iran. Parla di guerra e migrazioni. Parla delle necessità di investire di più sulla sanità pubblica e del potenziamento dell’assistenza territoriale che, con case ed ospedali di comunità, la Regione sta facendo, per una presa in carico globale dei pazienti.
“Con Auser continueremo a collaborare”, rassicura Monni, davvero impressionata dalla passione e dalle tante attività messe in campo. “La cosa più bella che fate – si sofferma – è lavorare ogni giorno per creare tessuto sociale: ogni filo da solo è fragile, ma tutti insieme offrono una grande resistenza. C’è chi prova ogni tanto a creare buchi o sfilare i fili, ma continuiamo a tessere. E’ quello che tutti insieme possiamo fare”.
Con il presidente di Auser Toscana Renato Campinoti alla mattinata alla sartoria solidale di Vaiano sono intervenuti anche Andrea Cambi, che ha riassunto il ruolo delle sartorie in Toscana, la presidente della sartoria di Vaiano Sandra Ottanelli, il presidente dell’Auser provinciale pratese e naturalmente la sindaca di Vaiano Francesca Vivarelli.


