CANTAGALLO – Che cosa spinge una persona a vivere, oppure a tornare, in un territorio montano segnato dalla distanza dai servizi e dal progressivo spopolamento? È la domanda al centro di “La Restanza. Storie di montagna fra Toscana ed Emilia“, documentario di Francesco Tomè che sarà proiettato sabato 19 settembre alle 21 al Centro visite di Cantagallo.
L’iniziativa, a ingresso libero, ha il patrocinio del Comune di Cantagallo e il supporto del Cai Prato. Attraverso immagini, interviste e testimonianze raccolte sul campo, il documentario esplora il fenomeno antropologico della “restanza”, ovvero la scelta, oggi tutt’altro che scontata, di continuare a vivere o di tornare nei territori montani.
Il viaggio attraversa le Alpi Apuane e l’Appennino tosco-emiliano, facendo emergere le ragioni di chi ha deciso di costruire qui il proprio presente. Il legame con la montagna e i ritmi della natura si intreccia con le difficoltà quotidiane, dalla riduzione dei servizi alla distanza dai principali centri urbani. Ne nasce una riflessione sul futuro delle aree interne e sulle condizioni necessarie per mantenerle abitate.
“Proiettare “La Restanza” al Centro visite di Cantagallo non è come farlo in una sala cinematografica di una grande città – sottolinea Jacopo Payar, assessore alle Aree protette del Comune di Cantagallo –. Qui non siamo spettatori distanti di un’altra realtà: siamo i protagonisti, o i vicini di casa, delle storie che sono raccontate sullo schermo. La “restanza” non è un concetto astratto o una nostalgia romantica per il passato. È, prima di tutto, un atto politico radicale”.
“Che cosa significa, oggi, “restare” a Cantagallo? “Restare” in Appennino? – prosegue Payar –. Significa fare una scelta di resistenza quotidiana. Significa decidere che la montagna e la Val di Bisenzio non sono un “luogo vuoto” o una semplice gita domenicale. Sono uno spazio di vita, di lavoro, di memoria e di futuro”.
La scelta di abitare un territorio montano significa anche contrastare un modello che tende a concentrare servizi e attività nelle grandi aree urbane. Al tempo stesso, le comunità dell’Appennino svolgono una funzione essenziale anche per le città di pianura, grazie alla cura del territorio e ai servizi ecosistemici assicurati dalle aree montane: dalla mitigazione del dissesto idrogeologico alla produzione di ossigeno, fino allo stoccaggio dell’anidride carbonica e alla possibilità di trovare riparo dalle temperature sempre più elevate.
“Chi vive qui, chi decide di investire, di fare agricoltura, pastorizia, o semplicemente di crescere i propri figli tra questi boschi, non solo presidia il territorio, ma dà a tutti l’opportunità di fruire di un territorio vivo e custodito che potrà continuare a generare valore e benessere per tutti quelli che lo abiteranno – conclude l’assessore –. Ringrazio quindi il regista Francesco Tomè e il gruppo scout Agesci Vaiano 1 per aver reso possibile la realizzazione di questo evento”.
Francesco Tomè, fotografo e filmmaker fiorentino nato nel 2000, si è formato tra Firenze e Milano. Ha lavorato alla produzione di video musicali e documentari dedicati allo sport e alle attività all’aria aperta, affiancando a queste esperienze un crescente interesse per la ricerca antropologica.