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Carceri, i GD di Prato e della Toscana entrano alla Dogaia:parte da Prato il percorso regionale per un nuovo modello penitenziario

Un sistema penitenziario efficace deve essere capace di tenere insieme sicurezza e dignità, responsabilità e rieducazione, pena e possibilità concreta di reinserimento nella società

PRATO – Domani, giovedì 23 luglio, i Giovani Democratici della Toscana entreranno nella Casa Circondariale della Dogaia di Prato per dare il via a un percorso di ascolto e confronto che attraverserà le carceri della Toscana.

 

Il percorso dei GD Toscana nasce dalla consapevolezza che il carcere non può essere affrontato soltanto attraverso la logica dell’emergenza. Sovraffollamento, carenza di personale, difficoltà nell’accesso alle cure e ai percorsi di formazione e lavoro, insieme alla crescente attenzione necessaria sul tema della salute mentale, sono problemi strutturali che richiedono una visione nuova. Un sistema penitenziario efficace deve essere capace di tenere insieme sicurezza e dignità, responsabilità e rieducazione, pena e possibilità concreta di reinserimento nella società.

 

«Dimenticatə. Un percorso nelle carceri toscane per conoscere il sistema penitenziario e costruire una giustizia umana nasce dalla convinzione che per cambiare davvero il sistema sia necessario prima di tutto conoscerlo e ascoltare chi lo vive ogni giorno. Per questo abbiamo scelto di entrare negli istituti penitenziari della Toscana e confrontarci con le persone detenute, gli operatori, gli agenti della Polizia Penitenziaria, le associazioni e il volontariato, mettendo insieme esperienze e punti di vista diversi.

 

 

Vogliamo riportare al centro del dibattito pubblico le persone detenute, troppo spesso dimenticate e relegate ai margini della società, perché una pena che esclude e rende invisibili non può dirsi davvero orientata al reinserimento. Il nostro obiettivo è costruire, tappa dopo tappa, una proposta politica per un nuovo modello carcerario, capace di superare un sistema oggi profondamente inadeguato e di dare piena attuazione alla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Al termine del percorso raccoglieremo quanto emerso in un documento che sarà un contributo concreto e uno stimolo per le istituzioni regionali e nazionali», dichiara Bernardo Taddei, Segretario regionale dei Giovani Democratici della Toscana.

 

«Partire da Prato non è una scelta casuale. La Dogaia è da tempo il simbolo di una crisi profonda del sistema penitenziario, una situazione che richiede attenzione, responsabilità e risposte politiche all’altezza della gravità del momento. Non possiamo accettare che il carcere torni al centro del dibattito pubblico soltanto quando accade qualcosa di drammatico: la politica deve avere il coraggio di guardare oltre l’emergenza e affrontare le cause strutturali di un sistema che oggi non riesce a garantire pienamente né la dignità delle persone detenute né la funzione rieducativa della pena.
Vogliamo entrare nel carcere senza pregiudizi e senza limitarci alla cronaca, ma con la volontà di ascoltare e comprendere. Il carcere non è un mondo separato dalla società: riguarda tutti noi. Sicurezza e diritti non possono essere concetti contrapposti.

 

Da Prato vogliamo far partire un percorso regionale che non si limiti a denunciare ciò che non funziona, ma che abbia l’ambizione di costruire una proposta politica per un carcere diverso: più umano, più sicuro, più giusto e realmente orientato al reinserimento. Vogliamo contribuire a definire un nuovo modello penitenziario che possa diventare una proposta concreta», afferma Niccolò Ghelardini, Segretario dei Giovani Democratici di Prato.

 

A partecipare all’ingresso nella Casa Circondariale della Dogaia saranno Marta Logli, consigliera regionale della Toscana; Marco Furfaro e Christian Di Sanzo, deputati; Niccolò Ghelardini, Segretario dei GD Prato; Bernardo Taddei, Segretario regionale dei GD Toscana; Arjana Salimusaj, consigliera comunale di Prato; Elena Dottore e Demetrio Berti, della Segreteria dei GD Prato; ed Enrico Martini, avvocato della Camera Penale di Prato.

 

 

 

© Riproduzione riservata

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