PRATO – Negozi che chiudono e vie sempre più vuote, la desertificazione commerciale a Prato è ora certificata dai numeri. Dal 2012 al 2025 le imprese del commercio al dettaglio nella città tessile sono scese da 1.965 a 1.668, con una perdita netta di 297 unità. A fotografare il fenomeno è l’osservatorio città e demografia d’impresa di Confcommercio, che ha diffuso i dati aggiornati nel marzo 2026.
Il cuore della città è l’area più ferita. Nel centro storico di Prato si è passati da 970 negozi nel 2012 agli 817 attuali: un calo di oltre centocinquanta esercizi in tredici anni. Anche le zone periferiche registrano una contrazione, scendendo da 995 a 851 attività nello stesso arco temporale.
Va in controtendenza il comparto della ristorazione e accoglienza. Alberghi, bar e ristoranti hanno registrato una crescita significativa fino al 2019 — passando da 833 a 990 imprese — per poi assestarsi a 980 nel 2025. Un segnale che i pratesi continuano a consumare esperienze, ma sempre meno a fare acquisti nei negozi di prossimità.
“Le analisi delineano uno scenario che non possiamo più ignorare”, ha dichiarato Tommaso Signorini, vicepresidente di Confcommercio per Prato, sottolineando come la risposta debba arrivare a ogni livello: istituzioni, associazioni, imprese e cittadini.
Ancora più netta la posizione del direttore Tiziano Tempestini, secondo cui la trasformazione in atto va governata con visione e coraggio, non subita passivamente. Tempestini indica nella sinergia tra politiche economiche e pianificazione urbanistica la leva principale per invertire la rotta.
Confcommercio ha presentato un pacchetto di misure nell’ambito del progetto Cities: riconoscimento delle imprese di prossimità come attori del governo urbano, gestione attiva dei locali sfitti con temporary store e costruzione di un osservatorio permanente. L’associazione chiede ai sindaci un confronto costruttivo, anche in collaborazione con Anci.


