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martedì 17 Marzo 2026
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Riciclaggio ed evasione dell’Iva con le ditte ‘apri e chiudi’: decreto di sequestro preventivo per oltre sei milioni

Nei guai quattro società e tre imprenditori di origine cinese: chiesta la confista di due immobili, 4 auto di lusso, denaro e quote societarie

PRATO – Smantellato un colossale giro di riciclaggio e frode fiscale che collegava il cuore produttivo di Prato direttamente con la Cina.

Il Gip del Tribunale laniero, su richiesta della Procura, ha emesso un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni per oltre sei milioni di euro nei confronti di quattro società e tre imprenditori di origine cinese. L’accusa è pesante: aver messo in piedi un sistema sistematico di evasione dell’Iva attraverso il collaudato meccanismo delle ditte apri e chiudi.

L’indagine, condotta dagli uomini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Prato, ha svelato un reticolo di imprese fantasma operanti nel commercio all’ingrosso di abbigliamento. Queste società, intestate a prestanome, avevano un unico scopo: emettere fatture per operazioni inesistenti. Un fiume di carta straccia che, tra il 2021 e il 2024, ha generato un giro d’affari fittizio di oltre 27 milioni di euro, permettendo ai promotori della frode di sottrarre al fisco italiano oltre sei milioni di euro di Iva.

Il denaro sporco, frutto dell’evasione, veniva poi ‘ripulito’ e spedito verso istituti di credito asiatici, principalmente in Cina. Per farlo, l’organizzazione utilizzava una rete criminale consolidata e strumenti tecnologici alla portata di mano: i bonifici venivano disposti direttamente dagli smartphone degli indagati tramite canali di home banking e l’utilizzo di una piattaforma informatica di fatturazione. Un sistema rapido ed efficace per far sparire i proventi illeciti dal territorio nazionale in tempo reale.

Il blitz delle Fiamme Gialle è scattato nelle province di Prato, Pistoia e Milano. L’operazione ha portato al sequestro di due immobili residenziali, quattro auto di lusso, denaro contante e quote societarie di altre due aziende collegate al gruppo.

Sotto sigillo sono finiti anche i saldi di numerosi conti correnti, nel tentativo di recuperare quel tesoro sottratto alla collettività attraverso una delle frodi più imponenti scoperte negli ultimi anni nel distretto tessile.

© Riproduzione riservata

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