PRATO – “Una Costituzione da vivere, che è storia di persone e di comunità, alla cui base c’è sempre un sentimento popolare”.
È lo spirito con cui il pratese Maurizio Fioravanti si approcciava alla nostra Carta. Fioravanti e il suo ruolo appassionato di docente e storico delle Costituzioni è stato ricordato ieri insieme alla prima sentenza della Corte costituzionale, pronunciata il 5 giugno 1956, e nata dal quesito di legittimità sollevato proprio a Prato da un giovane pretore che si chiamava Antonino Caponnetto.
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato con il Dipartimento di scienze giuridiche dell’Università di Firenze, il Centro studi Paolo Grossi, l’Archivio di Stato a Palazzo Buonamici, è stata occasione per condurre confronto di altissimo livello scientifico sulle vicende che hanno attraversato settant’anni di giustizia costituzionale, alla ricerca di un equilibrio tra organi per tutelare i valori fondanti della Repubblica.
Hanno partecipato Giuliano Amato (presidente emerito della Corte costituzionale), Enzo Cheli (vicepresidente emerito della Corte costituzionale), Margherita Cassano (già prima presidente della Corte di Cassazione), Paolo Cappellini (Università degli studi di Firenze), Luigi Lacché (Università degli Studi di Macerata), Irene Stolzi, Massimiliano Gregorio, Bernardo Sordi e Giovanni Tarli Barbieri (Università degli Studi di Firenze), Fabio D’Angelo (Archivio di Stato di Prato).
A introdurre la presidente della Fondazione Diana Toccafondi, la presidente del Tribunale Patrizia Pompei, il direttore dell’Archivio di Stato Leonardo Meoni e la consigliera.
“Un singolare intreccio di cause e casualità proprio da Prato si genera la scintilla che porterà la Costituzione della Repubblica, carta fondativa del nuovo vivere civile dopo la guerra di Liberazione, a entrare dentro la vita reale, a farsi compagna di viaggio dei cittadini con i loro problemi, i loro conflitti, le loro speranze”, ha affermato aprendo i lavori Diana Toccafondi.
La riflessione sulla prima sentenza della Corte costituzionale che – come ha affermato Giuliano Amato – “segna un momento davvero decisivo per definire il ruolo della Corte e la sua evoluzione”, prosegue domani, giovedì 14 maggio, alla Camera di Commercio. Prato, la fabbrica della libertà è il titolo che vede impegnati 340 studentesse e studenti (classi terze, quarte e quinte) per una riflessione- confronto che durerà l’intera mattinata, frutto di un lavoro svolto nel corso dell’anno scolastico in collaborazione con Chiara Marcheschi dell’Archivio di Stato e il professor Massimiliano Gregorio dell’Università di Firenze. Si parlerà di attualità della Costituzione, del rapporto tra Carta e Corte costituzionale, verrà letto il celebre discorso sulla Costituzione pronunciato da Piero Calamandrei il 26 gennaio 1955, si chiariranno i limiti del Testo unico di pubblica sicurezza in relazione alle libertà di cittadini e individui, si ripercorreranno le vicende di Prato tra il 1946 e il 1956 in relazione alla prima sentenza della Corte Costituzionale, si analizzerà l’atteggiamento tenuto dai quotidiani in occasione della sentenza e verrà presentata agli studenti la graphic novel di Niccolò Storai.
Interverrà Andrea Giaconi, presidente del coordinamento toscano per la promozione dei valori risorgimentali e membro della Società pratese di Storia patria. Il progetto è stato seguito da un gruppo di docenti: Elisabetta Cocchi, Franca Dami, Antonella Franzese, Laura Frilli, Eva nardi, Marcello Peracco, Giorgio Rossini, Paola Riggio e Andrea Sacchetti.


