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L’Eredità di Castellani, domani il centenario della nascita. Il 26 luglio le celebrazioni

Roberto Castellani nacque a Prato il 23 luglio 1926 e per gran parte della sua vita si è impegnato nella diffusione della memoria e dei valori della pace e della riconciliazione tra i popoli.

PRATO – Un lungo, lunghissimo impegno come testimone della memoria storica e della pace. Un percorso fatto di passione e determinazione, inseguendo la luce della collaborazione fra i popoli, nata proprio dal buio e dal dolore del campo di concentramento. È il ritratto di Roberto Castellani, scomparso nel 2004 e di cui a Prato quest’anno si celebra il centenario della nascita, che cade domani, giovedì 23 luglio.

 

Domenica 26 luglio alle 21 la serata che celebra l’anniversario al Castello dell’Imperatore, organizzata dal Museo della Deportazione e della Resistenza insieme ad ANED, al Comune di Prato e alla Casa del cinema di Prato.

 

“Se il Museo pratese esiste lo dobbiamo alla passione, al lavoro, alla tenacia e alla caparbietà di Roberto Castellani – sottolinea Massimo Chiarugi, presidente della Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza – Un Museo che oggi è conosciuto non solo a Prato, ma anche in Italia ed Europa. Ci saranno altre occasioni, fino alla fine del 2026, per ricordare la sua vita e il suo appassionato impegno per la trasmissione della memoria della deportazione. Lavoreremo soprattutto con le scuole, come avrebbe voluto Roberto.”

 

 

Aprono la serata del 26 luglio i saluti del sindaco Matteo Biffoni, del presidente di ANED Prato Gabriele Alberti, dello storico Andrea Mazzoni e della figlia di Roberto Stefania Castellani. Quindi la proiezione del documentario di Gabriele Cecconi “Luci nel buio” che racconta alcuni episodi significativi della vita di Roberto Castellani, deportato nel campo di concentramento di Mauthausen e poi in quello di Ebensee.

 

 

“II film evidenzia, oltre allo sterminio degli ebrei, anche la persecuzione contro gli oppositori politici, le persone con disabilità fisica e mentale, gli omosessuali, rom e sinti, i testimoni di Geova e tutti coloro che erano esclusi da progetto di società voluto dai nazisti – aggiunge l’autore – E non è soltanto un racconto di formazione, ma una storia ancora attuale. Una riflessione sui rischi dell’intolleranza, della violenza e dello sfruttamento del lavoro”.

 

La scelta del Castello dell’Imperatore per la serata non è casuale. Nel marzo del 1944, come antica fortezza cittadina, divenne il luogo di detenzione e di raccolta per i tanti pratesi – tra cui lo stesso Castellani – arrestati a seguito dello sciopero generale prima di essere deportati nei lager nazisti.

Roberto Castellani nacque a Prato il 23 luglio 1926 e per gran parte della sua vita si è impegnato nella diffusione della memoria e dei valori della pace e della riconciliazione tra i popoli.

 

È stato fondamentale il suo contributo per la firma del Patto di Gemellaggio tra le città di Prato e di Ebensee nel 1987. Nella sua carica di presidente della sezione pratese dell’ANED (Associazione nazionale ex-deportati politici nei campi nazisti), Castellani ha avuto un ruolo determinante nell’istituzione del Museo della Deportazione di Prato.

 

Il Comune di Ebensee gli ha conferito la cittadinanza onoraria e, dopo la sua morte, ha allestito una lapide commemorativa al cimitero del lager di Ebensee.

© Riproduzione riservata

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