PRATO – Il manifatturiero pratese chiude il secondo trimestre del 2026 con il segno meno. I dati elaborati dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord certificano una flessione della produzione del -1,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A pesare sul bilancio provinciale è soprattutto il rallentamento dei comparti cardine del territorio, che vanifica le buone prestazioni registrate in altri ambiti.
La contrazione colpisce in modo particolare la metalmeccanica, che segna un -8,9%, e l’intera filiera della moda: l’abbigliamento arretra del 2,7%, mentre il tessile registra un calo dell’1,8%. Un quadro che non viene bilanciato dal risultato positivo (+4,3%) ottenuto dall’aggregato degli altri settori manifatturieri, che comprende chimica, plastica, mobili, materassi e alimentare.
Nonostante il persistere del segno negativo, l’analisi del distretto tessile lascia intravedere una frenata nella caduta dei volumi. Se nel secondo trimestre del 2024 il calo era stato del 7,5% e nel 2025 del 2,5%, l’attuale -1,8% suggerisce un progressivo avvicinamento verso una fase di stabilizzazione. Il dato pratese, inoltre, risulta meno severo rispetto alla media nazionale del settore, stimata a -3,3% per lo stesso periodo e in sofferenza già dal 2022.
A inquadrare la situazione è la presidente di Confindustria Toscana Nord, Fabia Romagnoli, che esamina i numeri tra cautela e necessità di rilancio: “Una lettura che non può certo dirsi soddisfacente, dato che il nostro auspicio è di una ripresa significativa, ma tuttavia un segnale di possibile relativa rassicurazione in un momento di criticità generale per il manifatturiero italiano ed europeo”.
Il distretto sconta infatti un panorama macroeconomico complesso, caratterizzato dall’incertezza dei conflitti internazionali, dai mercati fiacchi, dall’inflazione e dai rincari della bolletta energetica. A questo si aggiungono le rigidità legate alle normative comunitarie – dal sistema Ets per le emissioni alle regole sugli imballaggi – che, secondo i vertici industriali, rischiano di zavorrare la competitività delle aziende rispetto a competitor favoriti come la Cina.
Per superare l’attuale fase di stallo, Romagnoli evidenzia l’urgenza di interventi strutturali a supporto dell’economia cittadina: “Quella della moda, e di conseguenza di Prato, è una situazione del tutto particolare che richiede attenzioni altrettanto particolari: dalla disponibilità agevole e continuativa di incentivi su fronti strategici come l’innovazione e l’internazionalizzazione a condizioni infrastrutturali favorevoli all’attività d’impresa”.


