PRATO – Il mancato ampliamento dello stadio alla capienza di circa 3mila persone fa alzare gli scudi a Fratelli d’Italia.
A parlare è Gianluca Banchelli: “Se aspettiamo che le cose si aggiustino da sole, il risultato non potrà che essere questo. Un modus operandi che in dieci anni di amministrazione Pd non ha portato risultati. E che continuerà a non portarli, se chi amministra non cambia atteggiamento”.
“Voglio ricordare che poco prima del Covid – spiega – lo stadio rimase chiuso per mesi, con l’erba incolta e la mancanza di manutenzione a vanificare gli interventi portati a termine nel 2017 all’epoca il sindaco era Matteo Biffoni, esattamente come adesso”. Il candidato sindaco del centrodestra alle scorse comunali, il quale durante la scorsa campagna elettorale aveva lanciato un Patto con i tifosi ed in termini di stadio proponeva di “valutare tutte le strade percorribili, che si tratti della riqualificazione e dell’ampliamento, attuabile anche a più riprese, delle dotazioni dell’impianto attuale””.
Banchelli non ha infine risparmiato una ‘stoccata’ alla tifoseria ed all’Ac Prato. “Sono amareggiato come pratese e come sportivo, perchè è chiaro che quanto successo deve imporre riflessioni e non asseconda le ambizioni di una città di 200mila abitanti – ha ricordato – ma voglio ricordare che, durante la mia campagna elettorale, diversi tifosi e la stessa società si negarono dinanzi alla prospettiva di un incontro per illustrare loro il mio programma sullo stadio. Lasciarono capire chiaramente da che parte stessero. Sapevano a cosa stavano andando incontro? Hanno dato nuovamente fiducia ad un ‘procrastinatore di soluzioni’, e questo è il risultato”.
Si aggiunge al dibattito anche Cosimo Zecchi: “C’è una storia che racconta meglio di qualsiasi analisi politica come governa Matteo Biffoni questa città. Si chiama Lungobisenzio, è lo stadio del Prato, ed è nato in un tempo che fu, con una capienza di 15mila posti. Nel tempo, tra incuria, mancanza di visione e gestione improvvisata, è arrivato alla situazione attuale: 1999 spettatori ammessi, una capienza da campo parrocchiale per una città che ha smesso di avere ambizioni, sportive come non. Portarla a 3mila era il minimo sindacale, il punto di partenza, non un traguardo da celebrare. Biffoni l’ha cavalcata in campagna elettorale, poi l’ha rivendicata come prima cosa concreta del suo terzo mandato. Bagni di folla, pacche sulle spalle, pagine di giornale. Noi nel frattempo discutevamo in consiglio della Tari, lui stava sotto, in piazza tra i tifosi. Una vera priorità sbandierata e ostentata”.
“Oggi la commissione comunale ha detto ancora no: l’ampliamento resta bloccato. Carenze documentali, recinzione incompleta, piano di emergenza non aggiornato. Siamo a 1.999 posti – prosegue Zecchi – A giugno il sindaco dichiarava che quello dello stadio era “il primo traguardo che mi ero proposto di raggiungere nei tempi più rapidi possibile”, ringraziando con trasporto tutti i coinvolti. Oggi non ci sono stati ringraziamenti. Solo un’altra Commissione che ha rilevato ennesimi problemi e ha rimandato tutto a data da destinarsi. La stessa commissione che sta bocciando un po’ tutto a Prato, quindi la riflessione è duplice: sulla commissione e sullo stato delle strutture. La beffa ulteriore è questa: Biffoni è il sindaco-tifoso per eccellenza, quello che va allo stadio, che si emoziona, che posta le foto in curva. Una passione sbandierata a ogni occasione utile. Promesse a non finire, grandi progetti. Eppure non riesce a sbloccare una pratica burocratica”.
“Ma io vi scrivo perchè questa vicenda non è solo calcistica – conclude – È la cifra politica di un personaggio che costruisce la sua immagine quotidianamente facendo i suoi show e che poi, quando si tratta di portare a casa un risultato concreto, sparisce dietro ai tecnici, alle commissioni, ai rinvii. Prato è una città con grande potenziale sotto ogni punto di vista e che meriterebbe di avere le chances di giocarsi le sue carte. Invece assiste ogni giorno a proclami e non vede mai i fatti. Dallo stadio da 15mila posti a quello da 1.999, Prato ha perso pezzi di sé per decenni. Con Biffoni al terzo mandato, non è cambiato il metodo: si celebra prima e si prende atto del fallimento dopo, possibilmente senza troppo rumore”.


