PRATO – Mafia cinese e infiltrazioni nella politica locale: a un anno dalle parole dell’ex procuratore della DDA Spiezia, le ombre su Prato non si sono diradate. Targetti: “A che punto sono le indagini della DDA?” A dodici mesi dalle dichiarazioni del procuratore capo della DDA di Firenze, Filippo Spiezia, sul rischio di infiltrazione della criminalità organizzata cinese nel tessuto della città, il consigliere comunale Jonathan Targetti (“L’alternativa c’è”) torna a chiedere chiarezza sullo stato delle indagini.
In un’intervista a Repubblica, Spiezia richiamò con parole nette di come “appartenesse alla logica stessa delle organizzazioni mafiose coltivare rapporti con esponenti delle istituzioni, allo scopo di consolidare posizioni di potere e ampliare la sfera degli affari, anche attraverso il sostegno nelle competizioni elettorali”, precisando che quello schema fosse oggetto di verifica in indagini. Pochi giorni dopo, davanti al Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica riunito a Prato alla presenza del Ministro dell’Interno, il magistrato definì la città “un caso internazionale”. Parole di chi indaga, riferite a un fenomeno ancora in corso di accertamento e a un quadro sotto verifica.
“Prato resta una città sospesa — dichiara Jonathan Targetti — un territorio la cui vitalità economica convive con zone d’opacità che le indagini faticano a diradare, tra flussi finanziari che si perdono all’estero, imprese ‘apri e chiudi’ e le commistioni tra malavita e politica locale”.
“È una condizione che chiede alle istituzioni e ai cittadini vigilanza, trasparenza e memoria — prosegue il consigliere — Anche per questo le parole dell’ex procuratore Spiezia e quelle del procuratore di Prato Luca Tescaroli non dovrebbero cadere nel vuoto. La città rifiuti tanto la retorica dell’emergenza quanto la tentazione di voltarsi ancora una volta dall’altra parte”.
“Torniamo a chiederlo, con fermezza e rispetto dei ruoli: a che punto sono queste indagini? Fino a che DDA e Procura non avranno fatto piena chiarezza, per Prato non sarà possibile costruire una prospettiva che non abbia come basi legalità e trasparenza”.
Targetti non si limita a chiedere chiarezza, ma avanza richieste concrete: il rafforzamento degli strumenti d’indagine e delle risorse a disposizione della Procura, in particolare per seguire i flussi finanziari che si disperdono all’estero; l’adozione di misure efficaci a tutela di chi denuncia, perché nessun cittadino, imprenditore o lavoratore sia lasciato solo di fronte alle intimidazioni; e un impegno delle istituzioni locali a collaborare con la magistratura con la massima trasparenza, promuovendo cultura della legalità nel tessuto economico e sociale della città. “Chiedere chiarezza non basta — conclude Targetti — Servono fatti: proteggere chi ha il coraggio di parlare e dotare chi indaga degli strumenti per farlo fino in fondo”.


