PRATO – Un anno fa il ministro dell’interno Matteo Piantedosi era a Prato per presiedere un comitato straordinario per l’ordine e la sicurezza. A dodici mesi di distanza, la consigliera regionale del Partito Democratico Marta Logli torna a porre al centro il tema della legalità e della sicurezza nel distretto, chiedendo un rafforzamento strutturale degli organici e dei controlli e una strategia capace di intervenire anche sulle dinamiche economiche che alimentano l’illegalità.
“Esattamente un anno fa il ministro Piantedosi era a Prato a presiedere un comitato straordinario per l’ordine e la sicurezza – ricorda la consigliera – Credo che questa ricorrenza sia utile per tornare a parlare di legalità e sicurezza nel distretto, senza fermarsi alle polemiche di questi giorni sul rifinanziamento del progetto Prato Lavoro Sicuro. Quel progetto ha prodotto risultati importanti. Nato con la giunta Rossi e sostenuto nel tempo anche dal lavoro dei consiglieri regionali del Pd pratese, ha consentito di realizzare, in undici anni, 20597 controlli, 12728 dei quali a Prato. E i numeri mostrano un miglioramento significativo: il tasso di regolarità è passato dal 32,5% iniziale al 66,1% nell’ultimo biennio, arrivando al 68,4% nelle imprese controllate a Prato. Sono risultati importanti, ma proprio questi numeri ci dicono che il controllo non può essere considerato un’attività straordinaria. Deve essere una funzione ordinaria, strutturale e continuativa delle istituzioni preposte. Un progetto specifico può rafforzarla, ma non può sostituire il sistema dei controlli dello Stato. A un anno dalla visita di Piantedosi, infatti, restano praticamente irrisolti problemi che vengono segnalati da tempo. Non è stato risolto il sottodimensionamento degli organici dell’Ispettorato del lavoro, come ha ricordato ancora nei mesi scorsi la Cgil. E non sono ancora arrivate tutte le unità aggiuntive delle forze dell’ordine richieste anche dal procuratore Tescaroli, necessarie per rafforzare le attività investigative e il contrasto all’illegalità nel distretto. I nuovi agenti di polizia arrivati ad inizio settimana sono un importate contributo. Ma non sufficiente al bisogno effettivo. Ma c’è un altro elemento che dobbiamo avere il coraggio di mettere al centro se vogliamo davvero smantellare un sistema di illegalità strutturato: l’elemento economico“.
“Nel distretto l’illegalità non è soltanto una violazione delle regole – prosegue Logli – È anche un modello economico che produce molto profitto. Lo sfruttamento del lavoro, il lavoro irregolare, il sovraffollamento degli immobili, l’abbattimento artificiale dei costi e le forme di evasione e di elusione delle regole possono diventare ingranaggi di un sistema capace di generare ricchezza per chi lo organizza, scaricandone i costi sui lavoratori, sulle imprese che rispettano le regole e sulla comunità tutta che invece lavora per un distretto trasparente e sostenibile. Per questo contrastare l’illegalità significa aggredire la criminalità e chi costruisce consapevolmente il proprio profitto sulla violazione delle regole. Ma significa anche guardare tutta la filiera, senza ridurre il problema a una sola componente dell’imprenditoria: chi sfrutta il lavoro, ma anche chi mette a disposizione consapevolmente immobili e capannoni, chi commissiona, chi intermedia e chi trae profitto da un sistema irregolare deve essere punito e indirizzato verso la legalità”.
“Ma non basta reprimere. Serve costruire un’alternativa economica. Serve progettare un sistema produttivo nel quale il rispetto delle regole, la sicurezza, il lavoro dignitoso e la qualità delle imprese non siano un costo da comprimere per competere, ma una condizione della competitività stessa del distretto – dice ancora – È questa la sfida politica: rendere sempre più difficile e sconveniente fare profitto attraverso l’illegalità e, contemporaneamente, rendere possibile e conveniente un altro modello di impresa. Un modello nel quale non sia necessario sfruttare il lavoro o aggirare le regole per stare sul mercato. Per questo le polemiche sulla partecipazione istituzionale rischiano di essere sterili se non si traducono in risposte concrete. Se davvero si vuole rafforzare il contrasto all’illegalità nel distretto, allora a Prato devono arrivare tutte le risorse e gli organici che da tempo vengono richiesti: agenti per le indagini, ispettori del lavoro per i controlli ordinari, personale adeguato per rendere effettiva l’azione dello Stato”.
“Un anno dopo la visita del ministro Piantedosi, è questo il punto: non servono nuovi annunci o slogan urlati dalla destra che etnicizzano un problema strutturato e profondo. Non bastano i pur apprezzati rinforzi pervenuti negli ultimi giorni. Servono strumenti, controlli e una strategia economica capace di cambiare il sistema. Perché la legalità non si difende soltanto reprimendo chi viola le regole: si costruisce creando le condizioni perché quelle regole possano diventare la base di un altro modello di sviluppo”.


