PRATO – La tradizione della Pasqua nelle fabbriche è tornata a Prato con una messa celebrata dal vescovo Giovanni Nerbini negli spazi interni del Lanificio Balli, storica azienda del distretto tessile cittadino attiva dal 1889. L’iniziativa, svoltasi ieri 24 marzo 2026, ha riunito circa duecentocinquanta persone tra dipendenti, rappresentanti delle categorie economiche, sindacati e autorità istituzionali.
La celebrazione si è tenuta in uno dei corridoi tra i capannoni produttivi, nel cuore operativo dell’azienda, tra balle e rotoli di tessuto. Un’ambientazione volutamente simbolica, che ha richiamato il senso originario dell’iniziativa: portare la liturgia dentro il mondo del lavoro, non fuori da esso.
L’usanza della Pasqua nelle fabbriche fu promossa settant’anni fa dal vescovo Pietro Fiordelli, con l’obiettivo di avvicinare fede e lavoro attraverso una pastorale rivolta tanto agli operai quanto agli imprenditori.
Nell’omelia, monsignor Nerbini ha sottolineato come il lavoro svolto in comunità arricchisca l’intera società e garantisca un futuro dignitoso alle nuove generazioni. Ha poi citato un passaggio del Concilio Vaticano II sul valore redentivo dell’attività umana, invitando i presenti a non perdere la consapevolezza spirituale del proprio impegno quotidiano.
Al momento dell’offertorio, alcuni dipendenti hanno portato all’altare una spola, una rocca di filato e una cassetta con materie prime: gesti che hanno tradotto in segni concreti il significato del lavoro come dono e servizio. All’evento era partecipe anche il presidente della regione Eugenio Giani.



