PRATO – Centrosinistra in piazza delle Carceri per commemorare le vittime di deportazione del 1944 e per protestare contro la presenza in città dell’estrema destra nel giorno del ricordo della deportazione dei lavoratori pratesi del 1944.
“Prato sei bellissima. Mai più fascismi. Mai più deportazioni – ha commentato il governatore Eugenio Giani – Oggi qui ricordiamo le deportazioni dei lavoratori pratesi dopo gli scioperi contro la guerra e il fascismo. Una memoria che appartiene a questa città e che continua a parlare al presente”.
“Oggi Prato ha dato una risposta chiara: una città unita in piazza contro la destra estrema e contro la ‘remigrazione’ – dice Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale Pd -parola ripulita per mascherare un’idea violenta e ingiusta – dice Deportazioni travestite da slogan, diritti trasformati in concessioni, persone ridotte a bersagli: non è sicurezza, è persecuzione. Non è un caso che abbiano scelto il 7 marzo, giorno di memoria e dignità del lavoro. Nel ricordo della deportazione dei lavoratori pratesi del 1944, Prato ha ribadito cosa significa comunità: non lasciare indietro nessuno. La piazza di oggi è stata la Prato migliore: plurale, solidale, determinata. Una città che non si fa intimidire, non si lascia dividere e pretende soluzioni vere ai problemi reali: legalità, diritti, lavoro regolare, controllo dello sfruttamento. Qui il fascismo non passa”.
“Oggi Prato ha dato la più bella risposta che una città possa dare – dice Christian Di Sanzo, deputato e coordinatore del Pd Prato, a margine della manifestazione di piazza delle Carceri – Lavoratori, cittadini, associazioni, sindacati, partiti, comunità di migranti sono scesi in piazza per dire no all’odio e alle discriminazioni, e per difendere i valori su cui si fonda la nostra democrazia. La nostra città il 7 marzo sa cosa commemora. Sa cosa ha pagato. E sa riconoscere chi vuole infangare quella memoria per alimentare odio e divisione. Qui non c’è spazio per chi si richiama, esplicitamente o implicitamente, alle pagine più buie della nostra storia, pagine che questa città conosce bene, e che non dimentica. La risposta di oggi – larga, civile, unitaria – dice molto di Prato. Non una città che si divide, ma una città che si riconosce nei propri valori e li difende insieme”.
“Oggi essere in piazza era giusto. Prato non deve dimenticare la propria storia e deve continuare a guardare al futuro: una città di incontro, di lavoro, di pace e di convivenza tra culture diverse. Una città multietnica che cresce grazie alle persone che la vivono ogni giorno.
Per questo oggi eravamo in piazza: per dire no alle idee di remigrazione e sì a una comunità aperta, democratica e solidale. Prato è dialogo, rispetto e futuro”, conclude Alessio Laschi, segretario di Sinistra Italiana – Alleanza Verdi Sinistra Prato.
In piazza delle Carceri, dove è stata srotolata anche una grande bandiera della pace, c’erano anche la vicepresidente della Regione Toacana Mia Diop, le assessore Alessandra Nardini e Cristina Manetti, Cgil, Anpi, Arci, il presidente della Provincia di Prato Simone Calamai e il sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti.

Un’altra manifestazione, dopo aver occupato piazza Europa con un presidio permanente, è stata quella di Sudd Cobas in piazza Duomo.


