PRATO – Pomeriggio di sangue e vendetta tra i vialetti dei giardini pubblici, un regolamento di conti finito nel peggiore dei modi per la supremazia sul territorio.
A quasi un anno di distanza dalla violenta rissa che l’8 maggio 2025 sconvolse la zona tra via Corridoni e via Baracca a Prato, la Squadra Mobile ha chiuso il cerchio: quattro giovani cittadini albanesi sono stati raggiunti da altrettante misure cautelari per quella follia costata la vita a un connazionale di 38 anni.
Secondo la ricostruzione coordinata dalla procura, lo scontro fu un vero e proprio duello tra due fazioni: da una parte un gruppo di due persone, armate di cacciavite e taglierino, dall’altra quattro rivali, tra cui la vittima, un uomo con precedenti per rapina e all’epoca latitante. Una colluttazione brutale a colpi di calci e pugni, culminata nel fendente fatale: un colpo di cacciavite dritto al petto che ha trafitto il ventricolo sinistro del 38enne. L’uomo morì poco dopo il trasporto in ospedale per un tamponamento cardiaco, mentre un altro partecipante, un 22enne, se la cavò con un trauma cranico e varie contusioni al volto.
Le indagini hanno portato in carcere un 19enne, considerato l’esecutore materiale dell’omicidio. Arresti domiciliari invece per un 22enne, mentre per altri due giovani di 20 e 23 anni è scattato l’obbligo di dimora (rispettivamente a Montemurlo e Prato). Quest’ultimo, peraltro, si trovava già dietro le sbarre per altri reati.
Dietro la violenza, come sottolineato dal Gip, non ci sarebbero solo vecchi rancori o gelosie, ma una pericolosa dinamica di controllo del quartiere da parte di gruppi giovanili antagonisti, cresciuti in un contesto di marginalità e degrado relazionale che ha trasformato una provocazione in un omicidio.
Un’escalation di violenza che la Squadra Mobile pratese è riuscita a ricostruire tassello dopo tassello, nonostante il muro di omertà e la latitanza di alcuni dei protagonisti.


