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Sequestrato, torturato e minacciato per estinguere un debito: quattro in manette

Gli agenti della Squadra Mobile hanno fatto irruzione, liberando il prigioniero e ponendo fine alle violenze

PRATO – Un incubo fatto di sequestro, torture e minacce di morte, iniziato nel cuore del distretto pratese e finito in Pakistan attraverso la crudeltà di una videochiamata. La Squadra Mobile di Prato ha arrestato quattro uomini di nazionalità pakistana – di 59, 42, 42 e 37 anni – in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze.

Le accuse sono pesantissime: sequestro di persona a scopo di estorsione, tortura, rapina e lesioni aggravate. I fatti risalgono ai primi giorni di febbraio, quando un connazionale degli arrestati è stato prelevato e segregato per circa quarantott’ore. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima sarebbe stata tenuta prigioniera tra il 31 gennaio e il 2 febbraio, sottoposta a brutali violenze fisiche per costringerla a saldare un presunto debito di 10mila euro.

A far scattare le indagini è stata la denuncia di un familiare, che aveva appreso dai parenti in Pakistan del rapimento in corso. Per esercitare una pressione psicologica ancora più feroce, i sequestratori avevano infatti contattato in videochiamata il padre della vittima, residente nel paese d’origine, mostrandogli il figlio durante i maltrattamenti e minacciando di ucciderlo se non fosse stata versata l’intera somma richiesta.

Il blitz della polizia è scattato la mattina del 2 febbraio, dopo che l’attività investigativa era riuscita a circoscrivere l’ambiente lavorativo della vittima e a individuare il covo dove l’uomo era nascosto. Gli agenti hanno fatto irruzione nel locale, liberando il prigioniero e ponendo fine alle violenze. Le successive indagini hanno permesso di definire i ruoli di ciascuno dei quattro indagati, portando alla contestazione del reato di tortura, introdotto per punire condotte di particolare crudeltà che infliggono gravi sofferenze fisiche e psichiche. Gli arrestati si trovano ora nel carcere della città a disposizione dell’autorità giudiziaria.

© Riproduzione riservata

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