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Mps, lista Cda punta a oltre il 30% in assemblea: possibili 12 consiglieri

(Adnkronos) – Pronti, via. L’assemblea di Monte dei Paschi di Siena in programma domani si preannuncia decisiva per la composizione del nuovo consiglio di amministrazione, con la lista del Cda che appare in netto vantaggio e accreditata di oltre il 30% dei consensi. Se questo scenario fosse confermato, la lista del Cda potrebbe arrivare a esprimere fino a 12 consiglieri su 15, consolidando una maggioranza ampia e stabile. “Considero possibile l’ottenimento di 12 seggi su 15 da parte della lista del Cda”, conferma all’AdnKronos Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Università Bocconi, sottolineando che “la lista che candida Palermo è favorita”. Il professore spiega che è necessaria “una maggioranza ampia e occorrerà verificare se e come avranno avuto seguito le indicazioni dei proxy advisor”. 

A sostenerla, secondo quanto emerge da fonti finanziarie, sarebbe un fronte ampio e articolato di azionisti istituzionali. Non solo il secondo azionista Caltagirone con il 13,5% ma anche Edizione con circa l’1,4%, le casse di previdenza Enasarco, Enpam ed Enpaia, oltre al fondo Vanguard con una quota superiore al 3% e che secondo quanto apprende AdnKronos dovrebbe votare con l’intera quota. A questi si aggiungerebbero numerosi fondi che tendono a seguire le indicazioni dei proxy advisor Iss e Glass Lewis. 

Nel caso poi che la lista del Cda vinca e giunga al secondo turno, secondo quanto ricostruito da AdnKronos da fonti finanziarie, ci potrebbe essere il rischio che i candidati di maggior spicco della lista del Cda possano ricevere meno preferenze a causa di “voti opportunistici” da parte delle minoranze, che mirano a indebolire la leadership della lista vincente. Questo fenomeno, stando alle fonti, è considerato “fisiologico” nel contesto italiano, ma va ricordato che l’Ad viene nominato dal Cda e non dall’Assemblea quindi sarà il board a farlo al termine dell’Assemblea. 

 

Sul fronte degli attori in assemblea rimangono alcune incognite. In particolare, l’orientamento di Delfin (primo azionista) e di Banco Bpm: entrambe le realtà potrebbero optare per l’astensione, anche se non si esclude del tutto un possibile sostegno alla lista del Cda da parte di Banco Bpm. Sul fronte opposto, stando a quanto apprende l’AdnKronos, la lista riconducibile all’amministratore delegato Luigi Lovaglio non dovrebbe superare il 10% dei voti. Un risultato limitato che, secondo le stesse fonti, dipenderebbe anche dal comportamento dei grandi investitori internazionali BlackRock e Norges Bank Investment Management. 

Entrambi sarebbero orientati a votare la lista alternativa, ma senza utilizzare l’intero pacchetto azionario detenuto. Una scelta che, come spiega Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Università Bocconi, risponde a una logica sia tecnica sia strategica. “La ragione primaria è tecnica – afferma Calcaterra – ma l’effetto secondario è anche politico. Non votando tutto, evitano di essere decisivi su ogni punto e mantengono margine di manovra, senza rinunciare a esprimersi dove conta”. 

Secondo l’analisi dell’esperto, il voto parziale sarebbe legato soprattutto al mancato richiamo integrale dei titoli prestati sul mercato. “Sia BlackRock sia Norges – sottolinea – sono lender molto attivi. BlackRock tende a indicare la percentuale di azioni prestate nei documenti di voto, mentre Norges pubblica i dati in modo dettagliato ex-post”. Ma il dettaglio, stando a quanto risulta all’agenzia di stampa da alte, potrebbe avere come effetto quello di spingere altri fondi a seguire le indicazioni concordi dei proxy. (di Andrea Persili) 

finanza

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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