FIRENZE – La manifattura deve tornare al centro assoluto dell’agenda politica ed economica, nazionale e locale, attraverso una visione strategica che metta al primo posto la certezza delle regole, l’autonomia energetica e lo sviluppo tecnologico. È questo il forte messaggio lanciato dal presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, Lapo Baroncelli, in occasione dell’assemblea annuale degli industriali di Firenze, Livorno e Massa Carrara, ospitata nella cornice del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino sotto il titolo programmatico Sicurezza è sviluppo. Il nuovo corso industriale del territorio“.
Un’assise aperta dalle note della Fanfara dei Carabinieri e arricchita da un video-omaggio con la voce del maestro Andrea Bocelli, alla quale hanno preso parte figure di primo piano del panorama istituzionale ed economico, tra cui il presidente nazionale di Confindustria Emanuele Orsini, il ministro della difesa Guido Crosetto in videocollegamento, il presidente della Regione Eugenio Giani e la sindaca di Firenze Sara Funaro. I lavori dell’assemblea pubblica sono stati preceduti da una sessione privata dell’associazione che ha completato la squadra di governance con l’elezione di Andrea Esposito a vicepresidente con delega alla mobilità e alla logistica.
Il cuore della relazione di Baroncelli ha tracciato una linea netta per il futuro delle province costiere e dell’area metropolitana. “Questa presidenza si è data un obiettivo di mandato preciso: la reindustrializzazione dei nostri territori e l’impegno a lavorare su un progetto concreto e condiviso per rialzare il nostro tasso industriale – ha spiegato aprendo la sua relazione il presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, Lapo Baroncelli –. La sicurezza è una parte fondamentale di questa reindustrializzazione, come paradigma che deve riguardare tutto l’ambiente economico in cui facciamo impresa: dalla sicurezza energetica, a quella digitale; da quella dei mercati, a quella delle regole. Su queste declinazioni invitiamo istituzioni, categorie, sindacati, mondo della ricerca e della cultura a lavorare insieme a noi”.
I nodi più intricati restano legati ai costi delle forniture e ai lacci della burocrazia, fattori che rischiano di frenare gli investimenti privati. “Una sicurezza che ci sta davvero a cuore è quella delle regole e dei tempi autorizzativi. È uno dei fattori di insicurezza più avvertito dalle imprese – ha incalzato Baroncelli –. Senza certezza delle norme e dei tempi per il rilascio delle autorizzazioni non si fa impresa. Si gioca al massacro del nostro futuro”.
Sul versante energetico, il leader degli industriali toscani ha indicato una ricetta chiara per abbattere i costi di bollette e approvvigionamenti. “Fra i capitoli della sicurezza che serve alle imprese, il primo resta l’energia. Un sistema industriale non sarà mai competitivo se l’energia costa troppo. I prezzi e la volatilità sono un freno competitivo. Per il nostro territorio significa azioni precise e concrete. Si deve accelerare sulle rinnovabili, sviluppare i sistemi di accumulo, promuovere l’autoproduzione e le comunità energetiche, investire nell’efficienza energetica dei siti produttivi e accompagnare i comparti più esposti nella transizione”.
Una transizione che per Confindustria non può prescindere da una scelta coraggiosa sulle nuove fonti di generazione energetica. “E – comunque – non si sfugge al nucleare! – ha sentenziato Baroncelli nella sua relazione – È una necessità economica e scientifica, oltre che una scelta imposta dalla nostra dipendenza patologica dal gas naturale. Non è possibile che la seconda manifattura d’Europa abbia una dipendenza energetica dall’estero del 74 per cento. La reintroduzione del nucleare, integrato a rinnovabili e reti smart, è una condizione di sopravvivenza industriale, oltre che di sovranità e di decarbonizzazione”.
L’analisi del leader dell’associazione si è poi allargata alle infrastrutture, con forti preoccupazioni espresse per i ritardi della Darsena Europa a Livorno e per l’immobilismo sullo sviluppo dell’aeroporto di Firenze, ricordando che la competitività del sistema è strettamente connessa alla qualità delle reti di trasporto. “Dobbiamo puntare sulla sicurezza e la continuità delle forniture anche per essere più attrattivi – ha sottolineato il presidente Lapo Baroncelli –. I nostri territori – per la loro identità industriale basata su distretti specializzati e sulla presenza di multinazionali – sono in grado di guidare l’accorciamento delle filiere”.
Un rilancio che ha anche un profondo valore sociale. “Parliamo anche di sicurezza sociale, perché è il presupposto che riassume tutte le altre declinazioni della sicurezza – ha proseguito Baroncelli –. La tenuta industriale e la tenuta sociale camminano insieme; reindustrializzare il territorio significa generare occupazione di qualità, rafforzare competenze, creare mobilità sociale, offrire prospettive ai giovani“.
I dati statistici esposti in platea fotografano del resto una contrazione strutturale che dura da quasi trent’anni e che richiede un’inversione di tendenza immediata. “Dal 2012 ad oggi il numero delle imprese manifatturiere si è contratto del 18% a Firenze, del 15% a Livorno e del 10% a Massa-Carrara. Una perdita secca di capitale imprenditoriale e di lavoro”. A questo si aggiunge la crisi demografica, con l’incidenza degli over 60 sulla popolazione passata dal 20% dei primi anni Ottanta a oltre il 33% attuale. “Eppure, nonostante questi numeri, continuiamo ad esportare giovani e talenti! Con numeri che crescono ogni anno. Non possiamo più permettercelo! Parlare di reindustrializzazione, quindi, non è la nostra parola di moda; è decidere se vogliamo giocare in serie A nelle nuove catene del valore o se ci accontentiamo di palleggiare in Promozione”.
Per battere la crisi, Confindustria lancia il progetto di una Industrial Acceleration Area, puntando con decisione sulle tecnologie applicate e sui comparti più innovativi. “Un obiettivo ambizioso e mobilitante potrebbe essere lavorare ad una piattaforma manifatturiera della sicurezza e delle innovazioni tecnologiche dual use che metta a sistema non solo le eccellenze e le competenze presenti, ma anche quelle che possono riconvertirsi sfruttando la nostra storica ‘intelligenza industriale’, per consolidare le nostre filiere e renderle più competitive – ha concluso Baroncelli, auspicando la nascita del Distretto dell’Aerospazio –. Mi riferisco a quell’industria della sicurezza che si sta configurando come una filiera integrata che combina cybersecurity, tecnologie laser, fotonica e aerospazio, diventando una piattaforma abilitante per resilienza industriale e autonomia strategica. Il nostro territorio vanta la presenza di grandi player e di una filiera eccellenze per costruire una meta-piattaforma industriale autonoma e competitiva. La sfida, dunque, non è costruire da zero una filiera, ma accompagnarne la crescita, rafforzarne la capacità produttiva e valorizzarne il potenziale. È una straordinaria opportunità di innovazione e di accelerazione tecnologica trasversale, di valorizzazione dei nostri talenti e di occupazione di qualità per i nostri territori“.
REDAZIONE


