PRATO- “Le famiglie e le imprese pagano la benzina e il gasolio oltre i 2 euro al litro e il governo Meloni ha una sola urgenza: costruire sei nuovi Cpr, uno anche in Toscana. Dopo il fallimento dell’operazione Albania, costata finora oltre cento milioni di euro, ora la propaganda della destra cerca un nuovo bersaglio e lo trova nella nostra regione”.
Così Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del Partito Democratico di Prato, interviene sull’annuncio del ministro Piantedosi, rilanciato da alcuni esponenti della destra toscana.
“I numeri sui CPR sono impietosi e smentiscono gli slogan del governo. Nel 2025 solo un trattenuto su quattro è stato rimpatriato. Dove la collaborazione con i Paesi di origine funziona, i rimpatri si fanno anche senza passare da un CPR. Dove non funziona, la detenzione amministrativa non serve a nulla. Il governo non lo dice, ma la verità è questa. Chi esce da un CPR senza essere rimpatriato è più fragile di prima, senza documenti e senza una rete. I CPR, invece di risolvere i problemi, li moltiplicano. E li scaricano sulle città”.
“I Cpr – prosegue Di Sanzo – sono luoghi disumani, buchi neri dove i diritti fondamentali restano fuori dalla porta. Persino la Corte costituzionale ha riconosciuto che le norme che li regolano non definiscono con precisione quali siano i diritti di chi vi è trattenuto. Lì dentro non si sconta una pena, si subisce una misura amministrativa che può durare fino a diciotto mesi, spesso senza sapere quando e come si uscirà”.
“Ma non c’è da stupirsi, la destra ha preso di mira la Toscana”, sottolinea il deputato dem. “Prima ha scelto i nostri porti per gli sbarchi, Livorno e Marina di Carrara. Porti a centinaia di miglia dai salvataggi, che hanno allungato di giorni il viaggio e le sofferenze di chi era appena stato salvato in mare. Visto che la mossa non ha pagato in termini di consenso, ora la destra ci prova con il CPR. Ricordo a Piantedosi che la legge gli impone di sentire il presidente della Regione. La Regione Toscana, con il presidente Giani, ha già detto no. Forzare la mano contro un territorio e le sue istituzioni non porta sicurezza, porta solo scontro”.
“La sicurezza, quella vera, si costruisce con più agenti, con un’accoglienza che funziona e con accordi seri di rimpatrio con i Paesi di origine”, conclude Di Sanzo.


