Uil Scuola Prato: “Abbandono scolastico, l’Italia raggiunge in anticipo l’obiettivo europeo”

Ridurre l'abbandono significa allora anche ridurre le distanze. Tra territori, tra centro e periferia, tra chi dispone di molte opportunità e chi ne ha poche.

PRATO – “Nel 2025 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno lasciato gli studi prima del diploma è scesa in Italia all’8,2%. L’obiettivo fissato dall’Unione europea per il 2030 è del 9%: il nostro Paese lo ha quindi raggiunto con cinque anni di anticipo”.

A dichiararlo la Uil Scuola Prato.

“È un risultato importante. E lo è ancora di più – continuano – se lo si guarda in prospettiva: a metà degli anni Duemila la percentuale degli abbandoni superava il 20%, per poi scendere sotto il 14% nel decennio successivo e ridursi ulteriormente negli ultimi anni. In meno di vent’anni il fenomeno si è più che dimezzato.

Sarebbe sbagliato sottovalutarlo. Dietro una percentuale che scende, ci sono ragazzi che hanno continuato a studiare, percorsi che non si sono interrotti, scuole che sono riuscite a trattenere e accompagnare studenti che altrimenti avrebbero potuto perdersi. Proprio per questo, il risultato raggiunto dovrebbe rappresentare non un punto di arrivo, ma una base dalla quale ripartire”.

Una media nazionale, per sua natura, mette insieme realtà molto diverse. E quando ci si addentra nei territori, il quadro diventa più complesso.

“Secondo i dati forniti da Openpolis,- precisa Uil Scuola – nelle città italiane l’abbandono scolastico raggiunge il 9,5%, contro il 7,3% delle aree intermedie e l’8% di quelle rurali. Una particolarità rispetto al quadro europeo, dove sono invece le aree rurali e quelle a urbanizzazione intermedia a registrare generalmente le maggiori difficoltà.

Ancora più profonde sono le differenze tra le grandi città. I dati territoriali disponibili, riferiti al 2021, indicano a Catania un tasso di abbandono precoce del 26,5%. A Palermo è del 19,8%, a Napoli del 17,6%, a Cagliari del 16,3%. Numeri lontani dalla media nazionale e che mostrano quanto le opportunità educative continuino a essere distribuite in modo diseguale”.

Non è soltanto una questione geografica. I dati mostrano una relazione tra disagio economico e abbandono: nei quartieri in cui aumenta la presenza di famiglie in potenziale difficoltà economica tende ad aumentare anche la percentuale di giovani che interrompono precocemente gli studi.

Anche il livello di istruzione della famiglia pesa. Avere genitori senza diploma è uno dei fattori più frequentemente associati all’abbandono degli studi. Ed è forse qui che emerge una delle questioni centrali: la scuola nasce anche per ridurre le distanze di partenza, ma quelle distanze continuano troppo spesso a condizionare il punto di arrivo.

“Particolarmente delicata – insiste il sindacato – è poi la situazione dei giovani con cittadinanza non italiana. Nei dati territoriali del 2021 l’abbandono raggiungeva il 68,6% a Catania, il 60% a Bari, il 55,9% a Napoli e il 54,2% a Palermo. Anche nelle città con i valori più contenuti, come Roma, Bologna, Milano e Torino, interessava comunque più di un giovane straniero su tre.

È dentro questa realtà che va letto l’8,2%. Un risultato da valorizzare, perché dimostra che ridurre la dispersione è possibile. Ma anche un risultato da cui ripartire, concentrando ora gli interventi là dove il fenomeno continua a essere più forte”.

“Da tempo la UIL Scuola – concludono – sostiene che la dispersione scolastica non possa essere considerata un fenomeno episodico, perché affonda le proprie radici anche nelle disuguaglianze sociali e territoriali. Contrastarla significa investire sulla qualità dell’istruzione, rafforzare la scuola e il suo personale, potenziare i servizi nei territori e costruire un’alleanza educativa stabile tra scuola, famiglie e comunità.

La dispersione non comincia necessariamente il giorno in cui un ragazzo lascia definitivamente la scuola. Può iniziare molto prima: quando frequentare diventa più difficile, quando la condizione familiare o il territorio restringono progressivamente le possibilità di scelta.

Ridurre l’abbandono significa allora anche ridurre le distanze. Tra territori, tra centro e periferia, tra chi dispone di molte opportunità e chi ne ha poche.

L’8,2% ci consegna innanzitutto una buona notizia: l’Italia ha fatto molta strada e ha raggiunto in anticipo un obiettivo europeo importante. Ora la sfida è fare in modo che questo progresso raggiunga con la stessa intensità ogni territorio e ogni ragazzo”.

© Riproduzione riservata

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