PRATO – Oltre 250 imprenditori si sono riuniti nella sala dell’Art Hotel Museo di Prato per fare il punto sulla complessa e gravosa vertenza che da oltre un mese blocca centinaia di aziende del settore pronto moda, impedite nel ritirare la merce stoccata presso i magazzini di Acca Srl a causa del presidio sindacale promosso dal Sudd Cobas.
L’incontro, promosso dall’avvocato Nunzio Giudice – legale che assiste 250 dei circa 400 imprenditori coinvolti –, ha rappresentato un importante momento di aggiornamento sull’evoluzione giudiziaria della vicenda. Al centro del dibattito vi è la recente ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Prato, affiancata da un provvedimento d’urgenza dello stesso Tribunale che ha disposto l’accesso ai magazzini per consentire il recupero della merce. Nelle motivazioni, il Gip ha sancito che il pur fondamentale e costituzionalmente garantito diritto di sciopero non può spingersi fino a comprimere altri diritti di pari rango, quali il diritto di proprietà e la libertà d’iniziativa economica di soggetti del tutto estranei al conflitto di lavoro.
Nel ripercorrere le azioni intraprese, la difesa ha ricordato la presentazione di circa cento denunce alla procura e i ripetuti tentativi andati a vuoto di varcare i cancelli di Acca Srl per ritirare i beni. Le denunce mettono in luce episodi d’accesso negato, mezzi circondati e persino un’aggressione ai danni di un’imprenditrice, rimasta gravissimamente ferita mentre cercava di recuperare il proprio furgone. Il valore dei prodotti rimasti bloccati si attesta attorno ai due milioni di euro: trattandosi di capi d’abbigliamento destinati al mercato del pronto moda, la forte stagionalità della merce rischia di azzerarne definitivamente il valore commerciale, ponendo a serio rischio la tenuta economica di molteplici aziende e la salvaguardia dei posti di lavoro.
Sui principi giuridici della vicenda si è espresso chiaramente l’avvocato Nunzio Giudice: “Quello che oggi emerge dagli atti giudiziari è ciò che questa difesa sostiene sin dal primo giorno. Non siamo mai stati contro il diritto di sciopero, che considero un diritto costituzionalmente garantito e che continuerò sempre a difendere. Abbiamo però sempre detto che il diritto di sciopero non può trasformarsi in uno strumento capace di impedire ad altri cittadini l’esercizio del diritto di proprietà e della libertà d’impresa. Oggi questo principio trova un importante riconoscimento nel percorso giudiziario che si sta sviluppando”
Il legale ha voluto ribadire la natura esclusivamente tecnica e legale della mobilitazione degli imprenditori: “La politica non deve entrare in questa vicenda. Qui non si discutono ideologie o appartenenze, ma esclusivamente diritto e legalità. Da una parte ci sono lavoratori che esercitano un loro diritto; dall’altra ci sono oltre 400 imprenditori che rischiano di vedere compromessa la propria attività perché non possono ritirare beni regolarmente acquistati e pagati. Tra questi, 250 sono assistiti dal nostro studio. Abbiamo sempre sostenuto che quando un picchetto impedisce materialmente ai proprietari di entrare nei magazzini e recuperare la propria merce, si supera il limite della legittima manifestazione. Le denunce che abbiamo presentato raccontano episodi di mezzi circondati, ingressi bloccati e imprenditori ai quali veniva impedito qualsiasi accesso. Una mia assistita è stata addirittura aggredita mentre tentava di recuperare il proprio furgone all’interno di Acca Srl. Su questi fatti confidiamo nell’accertamento della magistratura”
Nelle battute conclusive della conferenza, il legale ha infine rimarcato il pesante impatto economico subito dalle aziende terze: “Gli imprenditori del pronto moda sono completamente estranei alla vertenza tra Acca Srl e i lavoratori. Eppure sono quelli che stanno pagando il prezzo più alto. Parliamo di merce del valore di circa due milioni di euro, destinata a un mercato caratterizzato da una forte stagionalità. Ogni giorno di ritardo significa perdita di valore, danni economici, perdita di clienti e rischio concreto per la sopravvivenza delle aziende. Desidero ringraziare la Procura della Repubblica, il Tribunale, le Forze dell’Ordine e tutti coloro che, nel rispetto dei rispettivi ruoli, stanno lavorando affinché venga fatta piena luce su questa vicenda. Ringrazio anche gli organi di informazione che stanno seguendo con attenzione questa battaglia di legalità. Continueremo a difendere i nostri assistiti in tutte le sedi competenti affinché venga garantito un principio semplice ma fondamentale: chi ha acquistato e pagato regolarmente la propria merce deve poterla ritirare”.


