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Tradizioni toscane, un volume ripercorre la storia del pallone a Prato

Il nuovo saggio di Francesco Bernocchi esplora l'evoluzione dei giochi con la palla e l'eredità del leggendario atleta che fondò lo storico teatro cittadino

PRATO – Una ricerca che unisce memoria sportiva e identità cittadina, riscoprendo le origini di passioni secolari. La profonda storia del pallone a Prato trova una nuova e accurata sistemazione editoriale nel volume intitolato Il Giuoco del Pallone e della Palla a Prato attraverso i secoli, scritto dal commercialista e appassionato di vicende locali Francesco Bernocchi. L’opera viene presentata mercoledì (10 giugno alle 18 al Ridotto del Politeama Pratese, un luogo simbolo che si lega indissolubilmente alle )vicende narrate nelle oltre 200 pagine del saggio.

L’incontro vede la partecipazione della presidente della Fondazione Politeama Pratese Beatrice Magnolfi e del giornalista Gianni Rossi, impegnati in un dialogo con l’autore. Il testo è arricchito dalla prestigiosa prefazione di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, il quale evidenzia come il libro sia “un atto d’amore verso Prato – scrive il governatore toscano – e verso quella Toscana che ha sempre saputo trasformare lʼagonismo sportivo in cultura del territorio”. Il volume si avvale inoltre del patrocinio del Coni regionale, della Federazione italiana pallapugno e della Federazione italiana pallatamburello.

L’indagine storica di Bernocchi parte da un interrogativo quasi provocatorio sulla nascita del calcio nel territorio laniero, per poi concentrarsi su discipline oggi dimenticate ma un tempo popolarissime, come il gioco del bracciale toscano o pallon grosso. Attraverso una ricca documentazione legata al collezionismo, l’autore traccia l’evoluzione delle aree di gioco dal Cinquecento fino ai primi stadi del Novecento. Una parte rilevante è dedicata alla dinastia dei Banchini, tre generazioni di atleti che eccelsero in questa disciplina. Tra loro spicca il mitico Bruno Banchini, scomparso il 12 giugno di 89 anni fa e considerato tra i cinque giocatori italiani più forti di sempre, che scelse di reinvestire i propri guadagni sportivi nell’edificazione del teatro Politeama.

Il testo passa in rassegna anche l’interesse di intellettuali e poeti come Giacomo Leopardi, Edmondo de Amicis e Goethe per questo sport antico, documentando il declino dei giochi sferici all’inizio del secolo scorso. Con uno stile lineare che evita nostalgie, l’opera restituisce centralità a una figura chiave della comunità. L’ingresso alla presentazione di mercoledì è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

© Riproduzione riservata

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