PRATO – “Il primo obiettivo è la ricerca di un punto di intesa che eviti un contenzioso legale. Ritengo francamente che sia un errore non riuscire a trovare un punto d’incontro”. Lo ha dichiarato il sindaco di Prato Matteo Biffoni intervenendo questo pomeriggio (5 novembre) in consiglio comunale sulla questione che riguarda il ricorso tra Plures e Ato, legato alla gestione dei costi e delle tariffe del servizio rifiuti per il periodo 2026-2029.
Biffoni ha sottolineato ancora una volta la necessità di far prevalere il buon senso e il dialogo istituzionale per ricucire il cortocircuito creatosi.
Il sindaco ha preso la parola rispondendo alle interrogazioni dei consiglieri comunali in merito alla controversia tra soggetti gestori e l’Ambito territoriale ottimale e su quale posizione intenda prendere l’amministrazione comunale rispetto alle due parti. A questo proposito Biffoni ha ribadito la centralità degli interessi locali rispetto alle dinamiche societarie. “L’unico aspetto che conta davvero è la tutela dei cittadini e dell’amministrazione che rappresentiamo”, ha precisato il sindaco, assicurando che le valutazioni dell’amministrazione saranno guidate solo dall’impatto sui servizi e sui conti pubblici.
Rivendicando la scelta strategica intrapresa, il sindaco ha infine tracciato la strada per il futuro, confermando la bontà e l’inevitabilità della nascita della Multiutility. “È fondamentale che il sistema Toscana sia protagonista di questo percorso per garantire uno strumento operativo ed efficiente all’altezza delle esigenze di cittadini e imprese – ha concluso Biffoni – A meno di non fare un’altra scelta, quella di essere clienti. Credo sia una scelta legittima, ma parecchio sbagliata. La sfida non riguarda solo i singoli territori o i singoli servizi, ma la capacità di costruire un soggetto a carattere veramente regionale”.
Le opposizioni
“Oggi in Consiglio Comunale è successa una cosa che i pratesi devono sapere. La maggioranza di centrosinistra e Fratelli d’Italia hanno presentato due mozioni su rifiuti e Plures, la 707 e la 458, che partono da premesse diverse ma arrivano esattamente allo stesso punto. E poi hanno votato insieme contro la nostra mozione per l’uscita del Comune da Plures“. Lo dichiara Jonathan Targetti, capogruppo de L’Alternativa C’è in consiglio comunale.
“Le due mozioni hanno lo stesso schema. Il problema della Tari non sarebbe la gestione di Plures, ma la mancanza di impianti. La soluzione sarebbe costruirli sul territorio – prosegue Targetti – La mozione del Pd parla di “disponibilità a valutare ipotesi localizzative sul proprio territorio”, anche con “soluzioni di recupero energetico”, e chiede di non cedere a “logiche esclusivamente localistiche”. Quella di Fratelli d’Italia chiede al Sindaco di “assumersi la responsabilità politica delle scelte localizzative” e indica come “unica via d’uscita duratura” impianti “sul territorio” capaci di “produrre energia”. Il Pd non scrive mai la parola termovalorizzatore; Fratelli d’Italia la usa solo per lamentare la dipendenza dai “termovalorizzatori di altri territori”. Ma quando entrambi chiedono impianti sul territorio che producano energia, è di questo che si parla”.
“Quello che manca in tutte e due – dice ancora – è altrettanto chiaro: nemmeno una riga sulle responsabilità di chi ha guidato Plures. Il debito è salito da 672 milioni a oltre 1,1 miliardi in due anni. Il patrimonio netto è sceso di 144 milioni. Al Comune di Prato non sono stati pagati quasi un milione di euro di dividendi. Il cda è scaduto dal 30 aprile, e intanto la società fa causa al Tar contro l’autorità d’ambito dei suoi stessi soci. Su tutto questo, silenzio. Non è un caso. Una parte importante di quel debito ha preso la strada di Estra: nel 2025 Plures ha destinato 470 milioni di euro al gruppo Estra, la società del gas di cui è socia. Presidente esecutivo di Estra è Francesco Macrì. Ho stima di lui: è un manager serio e capace, che ha dimostrato competenza e i cui risultati alla guida di Estra sono riconosciuti. Questo non toglie che sia stato presidente del consiglio comunale di Arezzo per Fratelli d’Italia, e che la sua presenza ai vertici di Estra sia l’espressione di un preciso equilibrio politico. Non è una questione di persone, ma di sistema: nella galassia Plures le responsabilità sono distribuite tra il Pd e il centrodestra, e chi ha contribuito a quegli equilibri difficilmente chiederà conto di come sono stati gestiti. La conferma è arrivata al momento del voto. La nostra mozione chiedeva di avviare l’uscita del Comune da Plures, tutelando il patrimonio comunale e i servizi: è stata bocciata sia dalla maggioranza sia dal centrodestra. Per loro, tra l’interesse dei pratesi e le logiche di potere dei partiti, prevalgono le seconde. Noi non abbiamo una posizione ideologica pro o contro gli impianti. Facciamo domande semplici: chi li costruirebbe, con quali soldi, dove e con quale controllo pubblico? Finché Plures resta una società in cui i Comuni mettono il capitale ma non hanno il controllo, aprire a nuovi impianti a Prato significa firmare un’altra cambiale in bianco”.
“Un’ultima considerazione sul Consiglio di oggi. Su un tema che tocca le tasche di tutte le famiglie e le imprese pratesi, Futuro Nazionale non ha presentato nemmeno un atto: zero mozioni, zero ordini del giorno, zero interrogazioni. Non pervenuti – conclude Targetti – La maggioranza si è presentata con una sola mozione e una sola interrogazione e quel poco tradisce da una parte un profondo imbarazzo nel difendere una società che fa causa ai propri soci, dall’altra uno scarso interesse a portare in aula le questioni che i cittadini sentono di più: le bollette, il debito, la trasparenza. Noi abbiamo depositato cinque atti tra mozioni, ordini del giorno, interrogazioni e interpellanze, perché pensiamo che il compito di un consigliere sia fare domande e pretendere risposte, non firmare atti di fiducia”.
“La filiera dei rifiuti che fa capo a Plures non regge e il conto della cattiva gestione arriva nelle case dei pratesi con la Tari”. Così Cristina Attucci di Fratelli d’Italia. Attucci ha ricordato che il Piano d’Ambito, strumento indispensabile per la programmazione, non è stato adottato nella scadenza data. I vertici scaduti non sono ancora stati rinnovati; il piano degli investimenti presentato dal gestore non è stato approvato da Ato, ente di indirizzo e controllo. “In realtà nella singolare costruzione fra Plures e Ato controllato e controllore sono sovrapponibili: un pasticcio che ha portato ad un ricorso per 65 milioni. Mancano gli impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti. L’indebitamento è cresciuto di quasi 300 milioni in un solo anno e la Tari per le utenze domestiche di Prato è aumentata dell’8,5%, contro una media d’ambito del 6,7%. Gli impianti servono, perché senza impianti il ciclo dei rifiuti non si chiude – ha dichiarato Attucci. Ma come si può dare fiducia a una società che dovrebbe costruirli quando non è riuscita nemmeno a presentare un piano degli investimenti credibile? La politica deve uscire dai gangli operativi della società. Servono manager e competenze vere, non fedeltà di parte. Questo in primo luogo chiediamo al sindaco di assicurare. Biffoni è tra gli artefici della costruzione di Plures ed ora dovrebbe impegnarsi di più per porre rimedio a un quadro disastroso“.
“Così non può funzionare – ha concluso Attucci – C’è un cortocircuito politico all’interno della maggioranza dalla Regione all’Ato che blocca le decisioni ed impedisce le scelte che servono ad una gestione sana della società. Tutti i ritardi e la cattiva gestione ricadono nelle bollette della Tari e nei disservizi che i cittadini lamentano.”


