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Lavoratori sfruttati in un laboratorio tessile, arrestato il titolare. In dieci saranno espulsi

Blitz dei carabinieri in un capannone fra turni massacranti e alloggi in condizioni igieniche precarie. Dipendenti nasconti nei bagni e nelle cucine

PRATO – Un laboratorio tessile trasformato in un centro di sfruttamento lavorativo, dove dieci operai irregolari venivano costretti a turni massacranti di 14 ore al giorno per paghe da fame.

L’operazione, condotta dai carabinieri in via Palestro, ha portato all’arresto in flagranza di reato della titolare di una impresa individuale, accusata di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Il blitz è scattato la sera del 2 aprile, quando gli investigatori, dopo aver udito il rumore dei macchinari in funzione nonostante l’ingresso fosse serrato, hanno monitorato l’interno del capannone con l’ausilio di una body-cam. Le immagini hanno ripreso la titolare mentre impartiva ordini concitati ai dipendenti, intimando loro di nascondersi. Una volta fatto accesso nel locale, i militari hanno rinvenuto i lavoratori occultati nei bagni, nelle cucine e persino sotto cumuli di tessuti e tavoli da lavoro.

Dalle indagini è emerso un sistema di sfruttamento sistematico: i 13 lavoratori presenti, dieci dei quali privi di permesso di soggiorno, prestavano attività dalle 8 alle 22, dal lunedì al sabato, con una pausa di soli trenta minuti per pasto. La retribuzione, lontana dai minimi contrattuali, era calcolata a cottimo — circa 0,60 euro per ogni capo cucito — per uno stipendio mensile oscillante tra gli 800 e i 900 euro, versato in parte tramite bonifico e in parte in contanti, con l’annotazione meticolosa della produzione giornaliera su un quaderno sequestrato dagli inquirenti.

Oltre al lavoro nero, l’attività era caratterizzata da condizioni di estremo degrado e dal totale disprezzo per la sicurezza: i lavoratori vivevano in un dormitorio di fortuna in via Becherini, privo di ogni tutela. All’interno del laboratorio, i macchinari erano stati manomessi, con la rimozione delle protezioni per gli aghi al solo scopo di accelerare la produzione, mentre non risultavano mai effettuati corsi di formazione, visite mediche né la fornitura di dispositivi di protezione. Durante le perquisizioni, nascosti sotto scampoli di stoffa, sono stati rinvenuti anche i passaporti originali di alcuni lavoratori, sequestrati probabilmente per impedirne la fuga.

Il laboratorio è stato sottoposto a sequestro preventivo. Per i dieci lavoratori irregolari sono state avviate le procedure di espulsione, sebbene le autorità abbiano ricordato che la collaborazione con la giustizia potrebbe permettere loro di accedere a misure di assistenza e regolarizzazione. L’operazione è stata condotta dal comando dei carabinieri per la tutela del lavoro di Roma, dal Nucleo ispettorato di Perugia e dal comando provinciale di Prato, confermando l’impegno costante delle istituzioni nel contrasto al caporalato e alla criminalità che infesta il distretto tessile pratese.

© Riproduzione riservata

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