PRATO – Un vero e proprio inferno di violenze selvagge, abusi sessuali di gruppo e torture indicibili consumate nel silenzio delle celle del carcere della Dogaia a Prato. È lo scenario agghiacciante che emerge dall’attività d’indagine della procura pratese, culminata con la decisione del Giudice per l’udienza preliminare di disporre il rinvio a giudizio per i responsabili di tre distinti e gravissimi episodi di violenza e degradazione all’interno della struttura penitenziaria. Condotte brutali compiute da detenuti a danno di altri ristretti, che rendono la vita in carcere insicura, degradante e priva di ogni dignità, calpestando i diritti di chi è già privato della libertà personale. In tutti e tre i casi, la svolta investigativa è arrivata grazie al coraggio delle vittime che hanno trovato la forza di denunciare.
Il primo terribile capitolo vede come protagonista un 39enne marocchino, accusato di aver letteralmente torturato un compagno di cella italiano, un 47enne originario di Pagani, in provincia di Salerno. L’imputato, secondo quanto ricostruito dalle indagini, avrebbe sottoposto la vittima ad acute sofferenze fisiche e a un profondo trauma psichico: lo svegliava in piena notte con il pretesto che russava, lo percuoteva abitualmente, bruciava le foto dei suoi familiari, lo minacciava e lo umiliava costantemente arrivando a rovesciargli addosso il bidone della spazzatura. Le violenze sono poi sfociate nell’abuso sessuale: l’italiano è stato costretto con la forza ad abbassarsi i pantaloni e a infilarsi a più riprese il bastone della scopa nell’orifizio anale, subendo inoltre minacce per praticare rapporti orali mentre l’aggressore gli urinava addosso. Le percosse hanno causato alla vittima traumi facciali, tumefazioni alla piramide nasale ed escoriazioni varie giudicate guaribili in dieci giorni. Il processo per questo primo filone prenderà il via il prossimo 13 luglio.
Ancora più drammatico, se possibile, il secondo episodio, che risale al periodo compreso tra il 12 e il 14 gennaio 2020 all’interno della cella numero 111 della quinta sezione del penitenziario. Qui, due detenuti – un 37enne salernitano e un 48enne originario di Marcianise – hanno preso di mira un ragazzo omosessuale e tossicodipendente, alla sua prima esperienza dietro le sbarre. Dopo giorni di percosse quotidiane con schiaffi, pugni e ginocchiate all’addome, i due aguzzini sono passati a una vera e propria violenza sessuale di gruppo. Dopo averlo colpito alla testa con una mensola di legno e averlo minacciato di morte, i due si sono accertati che i poliziotti penitenziari fossero lontani per costringere il giovane, a turno, a subire ripetute penetrazioni anali e rapporti orali. Nei giorni successivi la tortura è continuata a colpi di mazze di legno sulle braccia e persino colpendolo alla testa con una pentola rovente. Un incubo che ha provocato alla vittima la frattura di una costola, profonde lacerazioni al canale anale e traumi psicologici devastanti durati per mesi. Per questa vicenda, dopo un delicato incidente probatorio, il dibattimento è già in corso e la prossima udienza è fissata per il 10 luglio.
La terza e ultima vicenda di degrado risale invece al settembre del 2023. In questo caso un detenuto brasiliano di 33 anni è accusato di violenza sessuale reiterata ai danni del suo compagno di cella, un coetaneo di nazionalità pakistana. Secondo l’impianto accusatorio vagliato dal Gup, l’aggressore in almeno due occasioni ha svegliato la vittima sferrandole un violento calcio in pieno volto; subito dopo, stringendogli le mani attorno al collo e minacciando di tagliargli la gola con un rasoio se avesse urlato, lo ha violentato e costretto a subire rapporti orali. Per questo terzo filone di indagine, il processo davanti al tribunale di Prato si aprirà il prossimo 23 ottobre.


