PRATO – C’è un numero che, più di ogni altro, ha fatto riflettere i partecipanti al workshop nazionale sull’intelligenza artificiale organizzato a Prato dal Comitato Piccola Industria di Confindustria Toscana Nord: il 14,2%. È la quota di piccole imprese italiane che oggi utilizza soluzioni di Ai. Un dato che, confrontato con il 26% della Germania, racconta meglio di qualsiasi discorso il ritardo strutturale del sistema produttivo italiano.
L’evento, intitolato AI per le Pmi: innovazione, opportunità e crescita, si è svolto nella sede pratese di Confindustria ed è stato organizzato in collaborazione con Confindustria Innovation Hub. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Next Generation Eu e realizzato da Sistemi Formativi Confindustria.
Una occasione mancata che costa miliardi
Ad aprire i lavori è stato Fausto Bianchi, presidente nazionale della Piccola Industria di Confindustria. “L’intelligenza artificiale non può restare una tecnologia per pochi: deve diventare una leva di competitività per tutto il sistema produttivo, a partire dalle Pmi. Oggi solo il 16,4% delle imprese italiane usa soluzioni di IA, contro il 26% della Germania, e tra le piccole la quota scende al 14,2%”, ha dichiarato. Un aumento della produttività del 5% nelle micro, piccole e medie imprese genererebbe quasi 9 miliardi di euro e uno stimolo equivalente allo 0,4% del Pil nazionale.
Il dibattito ha coinvolto esperti di settore, rappresentanti dei Digital Innovation Hub e testimonianze dirette di imprenditori, tra cui Giulia Baccarin, co-fondatrice di Mipu Predictive Hub ed Enzo Castellaneta, co-founder di Builti.
Il problema non è il denaro
A chiudere i lavori è stato Andrea Cavicchi, presidente della Piccola Industria di Confindustria Toscana Nord. “Il vero ostacolo all’adozione dell’AI nelle nostre Pmi non è il costo: è l’inerzia. Gli strumenti ci sono, i finanziamenti ci sono: attraverso il Dih Toscana le imprese possono già accedere a percorsi concreti di supporto. Quello che serve è la decisione di iniziare: investendo sui propri dati, formando le proprie persone, ripensando la propria organizzazione. Chi lo fa oggi sarà più competitivo domani”, ha affermato.
La nuova infrastruttura cognitiva
A dare la prospettiva più ampia è stata Milena Guerrini, consigliere delegato per l’Innovazione di Confindustria Toscana Nord. “L’intelligenza artificiale rappresenta oggi per l’industria ciò che Internet è stato negli anni Novanta. Anche le reazioni sono in qualche modo paragonabili: curiosità, scetticismo, timore. Come il web è diventato imprescindibile per l’economia, così l’intelligenza artificiale è già la nuova infrastruttura cognitiva, un riferimento indispensabile nella complessità decisionale”, ha concluso.


