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martedì 30 Giugno 2026
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Tessuti importati irregolarmente dalla Cina, maxisequestro della Finanza a Prato

I finanzieri hanno passato al setaccio tir, autoarticolati e telonati provenienti dall'estero e diretti verso i magazzini dei macrolotti 1 e 2

PRATO – Un maxisequestro da oltre 11 milioni di euro scuote il distretto del tessile tra le province di Prato e Firenze.

La Guardia di Finanza del Gruppo di Prato, sotto la direzione della Procura Europea (Eppo) – Ufficio di Bologna, ha assestato un colpo durissimo al fenomeno del contrabbando di tessuti dalla Cina, smantellando un articolato sistema di frode doganale e fiscale. L’operazione, convenzionalmente denominata Fraus ab Oriente, ha portato al sequestro preventivo di oltre 7,8 milioni di metri lineari di tessuto e di più di 237 mila capi d’abbigliamento, arrivati nel distretto pratese in totale evasione di dazi e Iva.

Le investigazioni, avviate da oltre un anno, sono scattate a seguito di un capillare monitoraggio dei flussi di merci su strada. I finanzieri hanno passato al setaccio tir autoarticolati e telonati provenienti dall’estero e diretti verso i magazzini dei macrolotti 1 e 2. Incrociando i dati e mappando le direttrici del trasporto e dello stoccaggio, le Fiamme Gialle sono riuscite già nell’autunno del 2025 a individuare un reticolo di imprese “apri e chiudi”. Si trattava di ditte con unità locali apparentemente sfitte o locate a soggetti estranei, utilizzate in realtà come paravento per lo scarico della merce contrabbandata.

Al vertice dell’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti anche grazie ai poteri investigativi transfrontalieri della Procura Europea, ci sarebbe una donna di nazionalità cinese residente a Prato. La donna è indagata non solo per contrabbando, ma anche per trasferimento fraudolento di valori e dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti. Il meccanismo era ben oliato: i tessuti entravano in Italia con documenti di trasporto alterati che venivano distrutti subito dopo lo scarico nei magazzini. Per giustificare la presenza della merce, gli indagati utilizzavano fatture false collegate a un percorso commerciale simulato attraverso società cartari estere – in particolare dislocate in Polonia, Germania, Malta e Ungheria – risultate del tutto inesistenti o inattive.

Tra ottobre e gennaio sono scattate le perquisizioni e i primi sequestri probatori nei capannoni commerciali. In un caso, i finanzieri sono intervenuti nella notte, sorprendendo gli indagati mentre tentavano un trasbordo d’urgenza dei tessuti verso nuovi siti di stoccaggio non ancora noti alla polizia giudiziaria. L’analisi dei dispositivi informatici sequestrati alla presunta mente del sodalizio ha poi permesso di ricostruire l’intera filiera distributiva, quantificando un’evasione di dazi e Iva all’importazione superiore ai 4 milioni di euro.

Il quadro probatorio ha spinto la Procura Europea di Bologna a emettere il decreto di sequestro preventivo per la merce stipata nei depositi tra Prato e Firenze, riconducibile a cinque ditte individuali gestite da cittadini cinesi. Per gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza: le responsabilità penali dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento e l’eventuale colpevolezza sarà sancita solo da una sentenza definitiva.

L’operazione della Guardia di Finanza si inserisce nel più ampio quadro di tutela delle risorse erariali dell’Unione Europea e dello Stato, a salvaguardia del mercato e degli imprenditori onesti del distretto tessile.

© Riproduzione riservata

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