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Diritti Lgbti, perché l’Italia è 36esima nella Rainbow Map 2026

Spagna promossa, Italia bocciata. È questo il verdetto della Rainbow Map 2026, il rapporto condotto da Ilga-Europe che ogni anno analizza lo stato di salute dei diritti Lgbti in 49 Paesi. Se Madrid riesce nell’impresa storica di battere Malta, sottraendole il primo posto dopo un dominio assoluto durato dieci anni, l’Italia si posiziona 36esima nella classifica, scivolando di una posizione rispetto all’anno precedente. Il nostro Paese, con un punteggio del 24,11%, si conferma ampiamente sotto la media dell’Unione europea (52,10%) e persino sotto la media dell’intera regione geografica europea (42,73%).

La rivoluzione spagnola vs l’immobilismo italiano

Il dato più eclatante di quest’anno è il sorpasso della Spagna (88,70%) ai danni di Malta (87,73%). Madrid ha scalato la vetta rendendo operative riforme strutturali: ha implementato la depatologizzazione delle persone trans nel sistema sanitario, istituito un’autorità indipendente per la parità di trattamento e adottato piani d’azione specifici. Malta, pur restando seconda, sconta invece uno stallo legislativo su un progetto di legge sull’uguaglianza fermo dal 2019.

Mentre gli altri Paesi corrono, l’Italia resta a guardare le “buone pratiche” che ormai sono lo standard in gran parte d’Europa. Ecco nel dettaglio quali sono i limiti italiani confrontati con i traguardi raggiunti altrove:

  • Riconoscimento dell’identità senza tribunali: in 12 Paesi europei (tra cui Spagna, Danimarca, Finlandia e Germania), le persone trans possono cambiare i propri documenti basandosi sul principio dell’autodeterminazione, senza dover affrontare percorsi patologizzanti o lunghe procedure burocratiche. In Italia, il riconoscimento legale rimane legato a procedure complesse che altri partner hanno superato eliminando, ad esempio, l’obbligo di sterilizzazione (come fatto recentemente da Cechia e Lettonia).
  • Protezione dei bambini intersessuali: solo sei Paesi in Europa (Germania, Grecia, Islanda, Malta, Portogallo e Spagna) vietano oggi per legge gli interventi chirurgici “normalizzanti” non necessari sui minori intersessuali. L’Italia non ha ancora una legislazione che protegga l’integrità corporea dei bambini nati con caratteristiche sessuali non binarie.
  • Una tutela penale incompleta: l’Italia non dispone di una legge nazionale che protegga pienamente le persone Lgbti dai crimini e dai discorsi d’odio basati su orientamento sessuale e identità di genere. Al contrario, Paesi come la Grecia hanno colmato queste lacune, e anche San Marino nel 2026 ha aggiornato il proprio codice penale includendo tutele specifiche per l’identità di genere.
  • Famiglie e genitorialità: mentre 22 Paesi riconoscono il matrimonio egualitario e otto (tra cui Belgio e Slovenia) garantiscono il pieno riconoscimento della genitorialità trans, l’Italia resta ferma alle unioni civili del 2017, senza tutele per le famiglie arcobaleno o per i genitori trans.

 

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Quattro anni di Europa a due velocità

Analizzando il quadriennio 2022-2026, emerge chiaramente come l’Italia sia rimasta ferma mentre il continente ridefiniva i propri standard. Nel 2022, la Danimarca scalava sette posizioni grazie a nuove leggi contro i crimini d’odio, e l’Islanda riconosceva legalmente la genitorialità trans. Nel 2023, i diritti delle persone trans e intersessuali diventavano il motore del cambiamento. La Spagna saliva al quarto posto e la Moldavia registrava un balzo record di 14 posizioni grazie a riforme anti-discriminazione. Nel 2024, l’Islanda volava sul podio vietando le “terapie di conversione” (bandite oggi solo in 10 Paesi), mentre la Grecia legalizzava il matrimonio egualitario.

Lo scorso anno, il 2025, il rapporto lanciava un “Red Alert” per l’erosione democratica nel Regno Unito (sceso al 22esimo posto), mentre la Germania raggiungeva l’ottavo posto grazie alla legge sull’autodeterminazione.

Come si misura il progresso?

Ilga-Europe, che nel 2026 celebra il suo 30esimo anniversario, è una coalizione che lavora con oltre 700 organizzazioni per guidare il cambiamento politico e sociale in Europa e Asia Centrale. La Rainbow Map, attiva dal 2009, è un sofisticato strumento di misurazione che classifica i Paesi su una scala da 0% a 100%. Il punteggio del 2026 si basa su 76 criteri rigorosi, suddivisi in categorie che spaziano dall’uguaglianza familiare all’asilo, verificati da oltre 250 esperti tra attivisti e legali per garantire che ogni punto rifletta la realtà vissuta dalle persone Lgbti.

La Rainbow Map 2026 dipinge un’Italia che non sta subendo una regressione violenta, ma che rischia l’irrilevanza civile. In un sistema dove i diritti sono interconnessi, restare fermi ai traguardi legislativi di quasi un decennio fa significa, inevitabilmente, farsi superare da un’Europa che ha deciso di non aspettare.

Mondo

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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