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Non regalatele un mazzo di fiori

Sole. Le madri italiane si sentono sole. Sole mentre allattano. Sole mentre piangono in bagno per non farsi sentire. Sole mentre la casa dorme e loro no. Sole. Anche quando sorridono. Anche quando dicono “va tutto bene”. Anche quando noi, figli ormai grandi, ci convinciamo che siano forti, instancabili, invincibili. Ma non lo sono. Sono stanche. Si sentono giudicate, invisibili.

Alla vigilia della Festa della Mamma e in occasione della Settimana europea della salute mentale, il rapporto dell’Unicef Italia “Eppur siamo soli”, basato su un sondaggio Youtrend condotto su oltre 8.900 persone, scatta una fotografia amara della genitorialità nel nostro Paese. Se è vero che diventare genitori è difficile per tutti, per le donne il carico emotivo e l’isolamento raggiungono vette che non possiamo più ignorare.

I numeri della solitudine femminile

Dai dati del report Unicef emerge che il 60% dei futuri genitori dichiara di sentirsi preparato a questa nuova esperienza di vita, ma l’impatto con la realtà è spesso un risveglio brusco. Per il 79% delle donne, la vita da neogenitore in Italia non è facile, un dato che supera significativamente il già alto 63% registrato tra gli uomini. Ma è scavando nei sentimenti più intimi che emerge il vero divario di genere: Il 65% delle madri ha dichiarato di aver provato un senso di solitudine o isolamento, contro il 40% degli uomini. Il 57% delle donne sperimenta tristezza senza un motivo apparente (rispetto al 20% degli uomini) e la sensazione di “non farcela” (contro il 40% degli uomini). Il 39% delle madri si sente spesso o quasi sempre in colpa per non essere un genitore “abbastanza bravo”, una spirale che colpisce solo il 19% dei padri.

Questi dati suggeriscono che la maternità, lungi dall’essere solo un’esperienza idilliaca, si scontra con una percezione di fallimento individuale alimentata da modelli culturali irrealistici.

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L’85% delle mamme si sente giudicata

Oltre alla fatica interna, c’è la pressione esterna. Essere madre in Italia sembra significare essere costantemente sotto la lente d’ingrandimento di giudici spesso severi. Oltre l’85% delle neomamme si è sentita giudicata nel proprio ruolo.

Incredibilmente, il giudizio non arriva solo dalla società in generale (45%), ma colpisce duramente dall’interno della cerchia familiare: il 47% delle donne si sente giudicata dai suoceri e il 37% dai propri genitori. Perfino i professionisti della salute, come pediatri e ginecologi, sono percepiti come fonte di giudizio dal 15% delle madri. Questa costante sensazione di essere “sotto esame” rende ancora più difficile per una donna alzare la mano e chiedere aiuto.

Papà in difficoltà: una fragilità diversa

Non sono le mamme vivono le difficoltà della neo genitorialità, sia chiaro. Il sondaggio evidenzia che anche i padri vivono una condizione di fragilità significativa che merita attenzione. Per il 63% degli uomini, la vita da neogenitore non è semplice e il 56% ammette che l’esperienza è stata più difficile del previsto.

Le preoccupazioni paterne iniziano prima della nascita: se le donne temono maggiormente l’impatto sulla carriera (33% contro 16%), gli uomini sono più preoccupati per l’impatto sulla vita di coppia (44%) e per le difficoltà economiche (33%). Una volta a casa, la stanchezza continua accomuna tutti, colpendo circa il 75% dei neogenitori. Tuttavia, resta un profondo scollamento nella percezione della collaborazione domestica: il 44% delle donne sente che la cura condivisa sia poco o nulla, contro appena il 17% degli uomini.

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Cosa chiedono i genitori

Il presidente dell’Unicef Italia, Nicola Graziano, ha commentato questi dati sottolineando la necessità di un intervento sistemico e universale che non lasci indietro nessuno.  Secondo Graziano, “i dati che presentiamo oggi offrono un importante spunto di riflessione sulla percezione delle genitorialità. Secondo il sondaggio oltre il 60% dei futuri genitori hanno dichiarato di sentirsi molto o abbastanza preparati a diventare genitore, tuttavia, il 79% delle donne e il 63% degli uomini dichiarano che la vita di un neogenitore in Italia non è facile. Il sostegno alla genitorialità deve essere accessibile a tutte le famiglie. Offrire supporto in modo universale significa riconoscere che la salute mentale dei genitori, la possibilità di non sentirsi sole e soli nel post parto e nei primi anni da genitore, la condivisione dei carichi di cura e l’accesso ai servizi educativi sono bisogni comuni, che attraversano l’esperienza genitoriale indipendentemente dallo status sociale o lavorativo”.

In sintesi, l’amarezza di questa solitudine può essere mitigata solo da interventi strutturali. I genitori italiani hanno espresso chiaramente le loro necessità per migliorare il proprio benessere psicofisico:

  • Congedi parentali più lunghi o meglio retribuiti (richiesti dal 27% delle donne e 28% degli uomini).
  • Flessibilità lavorativa: smart working e orari ridotti per affrontare quella conciliazione che per il 74% delle donne è ancora “molto difficile”.
  • Servizi accessibili: più asili nido e consultori gratuiti.
  • Cambiamento culturale: una reale uguaglianza nei ruoli di coppia per non dover più dire “faccio tutto io”.

L’Unicef raccomanda inoltre di riconoscere la salute mentale genitoriale come una questione di salute pubblica, garantendo continuità assistenziale nel post-parto e integrando il supporto psicologico nei servizi territoriali. In questa Festa della Mamma, dunque, facciamo un patto: mettiamo da parte i fiori e impegniamoci a costruire una società dove nessuna madre debba più sentirsi invisibile tra le mura della propria casa.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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