(Adnkronos) – Domani si riunisce l’assemblea degli azionisti di Intesa Sanpaolo, chiamata ad approvare il bilancio 2025 e a deliberare su una serie di temi strategici che spaziano dalla remunerazione degli azionisti ai piani di incentivazione del management, fino alle operazioni sul capitale. Al centro della parte ordinaria ci sarà innanzitutto il via libera ai conti 2025 della capogruppo e alla destinazione dell’utile, insieme alla proposta di distribuzione del dividendo e all’utilizzo di riserve patrimoniali anche in relazione al contributo straordinario previsto dalla normativa recente. L’assemblea sarà poi chiamata a esprimersi sulla politica di remunerazione 2026 e sui compensi corrisposti nel 2025, oltre che ad approvare i nuovi sistemi incentivanti, tra cui il piano annuale e i programmi di lungo termine destinati a manager e professional del gruppo.
Ampio spazio anche al tema delle azioni proprie: gli azionisti dovranno autorizzare nuovi programmi di acquisto sia a fini di remunerazione (buyback) sia a supporto dei piani di incentivazione e dell’operatività di mercato. Nella parte straordinaria, invece, l’assemblea sarà chiamata a deliberare su modifiche statutarie connesse all’annullamento di azioni proprie senza riduzione del capitale e alle deleghe al Consiglio di Amministrazione per eventuali aumenti di capitale funzionali ai piani di incentivazione. L’appuntamento arriva dopo un 2025 particolarmente solido per il gruppo guidato dal ceo Carlo Messina. L’utile netto ha raggiunto 9,3 miliardi di euro, in crescita del 7,6% rispetto all’anno precedente, con ricavi in leggero aumento e costi in calo che hanno portato il cost/income al 42,2%, tra i migliori nel panorama bancario europeo. Sul fronte patrimoniale, il Cet1 ratio si è attestato oltre il 13,9%, confermando una posizione di grande solidità.
Particolarmente rilevante la remunerazione per gli azionisti: complessivamente 6,5 miliardi di euro di dividendi tra acconto e saldo, a cui si aggiunge un buyback da 2,3 miliardi già autorizzato dalla Bce, per un ritorno complessivo ai soci su livelli record. Parallelamente, il gruppo ha continuato a rafforzare il proprio impegno Esg, con investimenti nella green economy, iniziative sociali e programmi di inclusione. L’assemblea di domani rappresenta quindi un passaggio chiave: da un lato certifica i risultati di un piano industriale 2022-2025 chiuso con performance superiori alle attese; dall’altro apre la strada al nuovo ciclo strategico, con un gruppo che si presenta in posizione di forza nel contesto bancario europeo, forte di redditività elevata, solidità patrimoniale e crescente attenzione a innovazione e sostenibilità. Alessandro Cominelli, Executive director di Cfe Finance, sottolinea all’AdnKronos che il titolo “in un anno è cresciuto del 19 per cento”.
“Intesa Sanpaolo arriva a questo appuntamento, l’assemblea dei soci di domani, dopo un anno particolarmente positivo, con risultati record e, soprattutto, con un modello di business che negli ultimi anni si è progressivamente rafforzato”, commenta all’Adnkronos Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Università Bocconi. La banca, sottolinea, “oggi appare meno dipendente dal margine di interesse e più orientata a ricavi da commissioni, grazie al peso crescente di wealth management, assicurazioni e advisory”. “Il lavoro fatto da Fideuram e da Eurizon è stato molto interessante. Segnalo, a titolo esemplificativo, l’eccellente posizionamento innovativo che la banca, con il fondamentale supporto strategico e strumentale di Stoxx, ha avuto e sta avendo nell’ambito dei certificati tematici”, prosegue Calcaterra.
Guardando avanti, aggiunge, “la direzione è abbastanza chiara: la priorità resta la crescita organica”. “Anche alla luce di quanto emerso dal nuovo piano industriale, l’idea sembra quella di valorizzare al massimo le piattaforme già esistenti, puntando su business ad alta redditività e con buona scalabilità, mantenendo al tempo stesso un approccio prudente sul fronte del rischio esecutivo”. Per quanto riguarda l’M&A, afferma, “mi aspetterei un atteggiamento selettivo”. Dopo l’operazione Ubi, spiega il professore, “Intesa ha già raggiunto una dimensione tale da rendere poco probabili ulteriori grandi operazioni bancarie domestiche, anche per possibili vincoli regolamentari”. “Non escluderei però operazioni mirate, soprattutto nel wealth management, dove acquisizioni di dimensioni contenute possono rafforzare competenze e capacità distributiva”.
Sul tema del cosiddetto “risiko” dell’asset management, conclude Calcaterra, “credo che Intesa possa avere un ruolo, ma più in chiave industriale che aggressiva”. “Più che guidare un consolidamento tramite grandi acquisizioni, mi sembra probabile che la banca continui a investire sulle proprie fabbriche prodotto e sull’espansione, anche graduale, a livello europeo, valorizzando l’integrazione tra produzione e distribuzione magari facendo ulteriormente leva su partnership strategiche come quella sopra citata con Stoxx”. (di Andrea Persili)
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