MONTEMURLO – A seguito di un’accurata ricerca all’interno dell’archivio storico comunale, l’amministrazione comunale di Montemurlo ha rintracciato la delibera (la numero 24 del 18 maggio 1924) con la quale, durante gli anni del regime fascista, veniva conferita la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini; all’epoca il Comune di Montemurlo era guidato dal sindaco e poi podestà Giuseppe Scarfantoni (in carica dal 1923 al 1927).
Un atto che all’epoca rappresentò una prassi diffusa e quasi imposta in moltissimi Comuni italiani, ma che oggi risulta del tutto incompatibile con i principi fondamentali della Costituzione italiana e statutari della comunità montemurlese.
Per questo motivo, il Comune ha deciso di avviare la procedura per la revoca simbolica del riconoscimento e la delibera sarà portata all’approvazione del Consiglio comunale nella seduta del prossimo venerdì 31 luglio.
Un atto, che per il sindaco Simone Calamai, è un riallineamento con i valori democratici e costituzionali:«Non si tratta di cancellare o riscrivere la storia» – dice Calamai – «La storia è complessa, va studiata, approfondita e tramandata. Tuttavia, la cittadinanza onoraria è un gesto istituzionale che esprime stima, riconoscimento e vicinanza. Non potevamo tollerare che una figura nefasta, che ha distrutto la nostra democrazia, soppresso le libertà individuali e perseguitato gli oppositori politici, ha emanato le leggi razziali, continui a figurare formalmente tra i cittadini onorari del nostro Comune. Con questo atto vogliamo riallineare l’operato del Comune ai valori fondanti della Repubblica e della nostra Costituzione antifascista».
L’iniziativa, come racconta la presidente del Consiglio comunale di Montemurlo, Federica Palanghi, che ha condotto in prima persona le ricerche nell’archivio storico comunale, nasce dalla richiesta dell’Anpi provinciale di individuare quei Comuni della provincia di Prato che, a suo tempo avessero concesso la cittadinanza onoraria a Mussolini.
«L’operazione è frutto di un percorso sinergico che ha visto collaborare la presidenza del Consiglio comunale, l’assessorato alla Memoria, l’Anpi Prato e il Museo della Deportazione e Resistenza di Figline.- racconta Palanghi – Dalla rilettura della delibera dell’epoca sono emerse formule come “riconoscente omaggio”, “ammirazione” e “fede”: parole che rievocano gli anni più bui della storia nazionale e che contrastano nettamente con l’identità valoriale espressa dalla comunità di Montemurlo. La storia non si cancella ma con questo atto vogliamo esprimere un giudizio di forte contrarietà rispetto a quegli anni di soppressione delle libertà civili e democratiche. Un atto simbolico che vuole parlare anche all’oggi ed esprimere condanna verso la guerra e le recrudescenze di regimi oppressivi e violenti».
La collocazione temporale dell’iniziativa non è casuale: si lega simbolicamente alla data del 25 luglio 1943 (la caduta del Gran Consiglio del Fascismo). Un momento cruciale che, pur non avendo fermato nell’immediato le sofferenze del Paese, ha segnato l’inizio della riorganizzazione della società civile e delle forze antifasciste verso la Resistenza.
«La memoria non deve essere una parola vuota, ma un esercizio quotidiano di democrazia e formazione per le giovani generazioni- sottolinea l’assessore alle politiche della memoria, Valentina Vespi – La comunità di Montemurlo riconosce e valorizza cittadinanze onorarie conferite a figure che hanno speso la vita per la pace, la solidarietà, i diritti e la libertà, come Marcello Martini e Tatiana e Andra Bucci, come previsto dalla legge della Repubblica (legge 3 marzo 1951 numero 178 n.d.r) L’iniziativa quindi si inserisce all’interno di un programma di attività culturali, formative e di ricerca storica portate avanti tutto l’anno in collaborazione con le associazioni del territorio e gli istituti scolastici».


