MONTEMURLO – “Ci vediamo stasera” è una promessa semplice, quotidiana. Ma per molti lavoratori diventa un addio definitivo. Al teatro della Sala Banti ( piazza della Libertà, 2 Montemurlo) venerdì 17 aprile ore 21 va in scena lo spettacolo di teatro civile che vuole dare voce alle oltre mille persone che ogni anno in Italia muoiono sul lavoro, trasformando il palco in un luogo di memoria e denuncia.
Con un linguaggio essenziale e diretto, racconta storie ispirate alla realtà, per interrogare lo spettatore sulle responsabilità individuali e collettive di un sistema che continua a consumare vite. Un atto necessario per non dimenticare.
Perché ogni morte sul lavoro è una morte di troppo. Lo spettacolo non cerca la spettacolarizzazione del dolore, ma restituisce umanità alle vittime e pone una lente d’ingrandimento sulle responsabilità individuali e collettive di un sistema che continua a consumare vite.
È un atto di denuncia necessario e un monito per la nostra memoria civica. Una media di tre persone al giorno, che escono di casa per andare a lavoro, ma a casa non ci tornano più. Si muore per pigrizia, si muore per profitto, si muore per inesperienza, si muore per incuria, si muore perché costa troppo, si muore perché non si può dire di no, si muore “perché altrimenti al mio posto ne prendono un altro”.
«Si muore di e per il lavoro, ed ogni morte per e sul lavoro, è una morte di troppo.- sottolinea il sindaco Simone Calamai – La nostra comunità è stata segnata dalla morte di Luana D’Orazio e questo spettacolo rappresenta un’occasione d’impegno civico che come amministrazione comunale vogliamo portare avanti per sensibilizzare sul dramma delle morti sul lavoro e per continuare a chiedere più controlli».
Venerdì sera, prima dell’inizio dello spettacolo, sul palco della Sala Banti si alterneranno vari rappresentanti delle sigle sindacali che condivideranno una riflessione su come poter ridurre un fenomeno delle morte sul lavoro.
ll titolo dello spettacolo, “Ci vediamo stasera”, è la promessa quotidiana mancata, banale eppure fondamentale, che si spezza per sempre.
Lo spettacolo nasce da un’idea di Mike Ricci, che lo scrive, insieme a Massimo Canneti e vuole essere espressione di teatro civile e di denuncia dove il palco si trasforma in un tribunale della coscienza, dove ad essere processati non sono i singoli, ma un sistema malato che consuma vite umane. In scena si alternano Daniela Bertini e Massimo Canneti, con il contributo di Monica Innocenti, che introduce ed accompagna lo spettatore tra una scena ed un’altra. Il lavoro ha la regia di Mike Ricci.
«Con questo spettacolo vogliamo contribuire a dare voce a chi una voce non l’ha più, interrogando lo spettatore come cittadino sul confine tra fatalità e responsabilità, e sul ruolo del silenzio nella vita civile e lavorativa.– spiega Mike Ricci- Il linguaggio scelto è volutamente essenziale e antiretorico. Gli attori, senza alcuna volontà di impersonare eroi, si fanno semplici narratori di storie vere, in uno spazio scenico spoglio. L’obiettivo è creare un’empatia immediata e uno spazio di riflessione collettiva, sperando che un giorno uno spettacolo come questo non abbia più senso di esistere, se non come memoria».
L’opera, patrocinata dal Comune di Montemurlo e realizzata in collaborazione con l’Associazione Il Gabbiano, l’Associazione AtTiEsse (nel trentennale della sua attività 1996-2026) e la FITA Pisa, affronta uno dei temi più urgenti e dolorosi della cronaca contemporanea: le morti sul lavoro.
«Con questo lavoro vogliamo contribuire a costruire una cultura della sicurezza sul lavoro- conclude l’assessore alla cultura, Giuseppe Forastiero – e vogliamo dare valore a problematiche alle quali sembriamo tutti assuefatti. Purtroppo tre persone al giorno in Italia muoiono di lavoro e il problema riguarda tutti, il pericolo non può essere sottovalutato»
Per informazioni: WhatsApp: 380 7624280 Email: civediamostasera2026@gmail.com. Lo spettacolo è a ingresso libero e gratuito.


