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Banchelli (FdI) su vertenza Acca: “La vera battaglia non è tra gli ultimi”

“L’intervento delle forze dell’ordine che ha consentito di rimuovere il blocco davanti alla Acca e di permettere a oltre ottanta imprenditori di recuperare la propria merce rappresenta un segnale importante. In uno Stato di diritto nessuno può impedire ad altri di lavorare. È un principio che vale sempre, indipendentemente dalle ragioni della protesta”.

 

Sono le parole di Gianluca Banchelli, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, a proposito dello sgombero, questa mattina, 3 luglio, del presidio dei lavoratori e dei sindacalisti Sudd Cobas davanti all’azienda Acca di Seano.

 

“Da tempo sostengo che le metodologie utilizzate dai Sudd Cobas non possano essere condivise. Non perché non esistano problemi nel nostro distretto, né perché non esistano situazioni di sfruttamento che devono essere contrastate con la massima fermezza. Chi sfrutta i lavoratori deve essere perseguito senza alcuna esitazione. Però il metodo scelto finisce per produrre un effetto opposto a quello dichiarato: alimenta uno scontro tra gli ultimi.

 

Da una parte ci sono lavoratori che chiedono condizioni dignitose e diritti sacrosanti. Dall’altra ci sono piccole aziende e laboratori che, pur tra mille difficoltà, cercano di sopravvivere in un sistema economico che concentra miliardi di euro nella parte più alta della filiera e lascia margini sempre più ridotti a chi produce.

 

Il risultato è che chi si trova in fondo alla catena produttiva finisce per combattere contro chi vive la sua stessa condizione di debolezza. E mentre qui si alimenta questo conflitto, nessuno sembra voler affrontare la vera contraddizione.

 

Tra circa un anno – prosegue Banchelli – il Paese tornerà al voto per il rinnovo del Parlamento. Potrebbe essere l’occasione per aprire una grande discussione nazionale sul futuro del Made in Italy. Per questo avanzo una proposta concreta.

Serve una legge che riservi l’utilizzo, in etichettatura, del marchio “Made in Italy” esclusivamente alle imprese che dimostrino una filiera certificata, tracciabile, sostenibile e pienamente rispettosa dei diritti dei lavoratori. Chi investe nella legalità, nella qualità e nella trasparenza deve essere premiato.

Chi compete comprimendo i diritti o alimentando sistemi opachi non può fregiarsi dello stesso marchio. Il Made in Italy non può essere soltanto un’etichetta commerciale. Deve diventare una certificazione di qualità, legalità, responsabilità e valore.

Prato ha tutte le competenze, la storia e la capacità per essere il primo territorio a raccogliere questa sfida”.

© Riproduzione riservata

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