PRATO – “Esprimo la mia più ferma condanna per quanto accaduto questa mattina davanti ad Acca. Sgomberare un presidio di lavoratori e sindacalisti in sciopero,- dichiara Marta Logli, consigliera regionale del Partito Democratico – anteponendo e armando la continuità produttiva e la proprietà privata contro chi, onorando la Costituzione, mette il proprio tempo e corpo in sciopero sotto al sole e alla grandine e si espone alla violenza fisica a cui abbiamo più volte assistito per rivendicare la dignità del lavoro, manda un chiaro messaggio di abbandono ai lavoratori che stanno rivendicando legalità per tutti, anche per noi. E manda un chiaro messaggio di complicità agli sfruttatori, e, ancora una volta, di deresponsabilizzazione ai loro committenti.
La strada del confronto istituzionale – prosegue Logli – deve proseguire e anzi vederci ancora più attenti, ora che la leva del blocco delle merci viene strappata ai 95 lavoratori.
Il paradosso della situazione è ulteriormente esasperato dal fatto che il diritto di sciopero non può essere ridotto a un principio puramente simbolico: la sua funzione è proprio quella di consentire ai lavoratori di incidere sui rapporti di forza. Se, nel momento in cui una protesta produce effetti concreti sulla continuità della produzione, la risposta è un massiccio intervento delle forze dell’ordine, il messaggio che rischia di arrivare è che la tutela della produttività (perché “violenza privata” questo significa, impedire alle merci di circolare – illegalmente – senza che i lavoratori vengano correttamente retribuiti per farlo) prevalga su quella del lavoro e della dignità delle persone. È un precedente che deve indignare e mobilitare tutta la politica e tutte le istituzioni, e vederci compattamente impegnati per rilanciare il ruolo che possiamo e dobbiamo avere nel recuperare questi posti di lavoro»,
«Questa mattina –concludono Arjana Salimusaj e Martina Cacciato, consigliere comunali del Partito Democratico – eravamo al presidio accanto alle lavoratrici e ai lavoratori e abbiamo visto persone che chiedevano semplicemente di essere ascoltate e rispettate. Bloccare l’uscita delle merci non era un gesto fine a sé stesso, ma l’unica leva rimasta a chi viene punito col licenziamento per aver osato rivendicare condizioni di lavoro dignitose. Per questo riteniamo grave il segnale che esce da questa vicenda: quando una protesta mette realmente in discussione il funzionamento di una filiera produttiva, la risposta non può essere quella di neutralizzare l’efficacia dello sciopero con la forza. Difendere il diritto di sciopero significa difendere uno dei pilastri della nostra democrazia e della nostra Costituzione. La politica ha il dovere di interrogarsi sul perché sia un sindacato a dover impedire attività illegali per strada, e trovare le opportune soluzioni normative e procedurali, e ancora di pretendere che la vertenza Acca trovi una soluzione nel rispetto dei diritti e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori nelle opportune sedi”.


