PRATO – Targetti (L’Alternativa c’è) chiede spiegazioni sui quasi 2 milioni da restituire: “Le penali all’appaltatore non scagionano la dirigenza, e le rassicurazioni dell’assessore non cancellano i 6,5 milioni di PNRR persi, i quasi 2 milioni da restituire allo Stato nè la realtà delle cose: la piscina doveva essere pronta entro gennaio 2026 e ad oggi non esiste neanche il cantiere. Biffoni ci dica quale progetto vuole completare, quanto costa e con quali soldi”.
“Prendo atto della lunga replica diffusa dagli uffici tecnici dopo i nostri esposti sulla piscina di Iolo. Non ho alcun interesse a uno scontro con i dipendenti comunali, ma trovo singolare che il comunicato sia firmato da un anonimo “Gli Uffici Tecnici del Comune di Prato”: credo di essere il primo consigliere della storia che viene pubblicamente attaccato sulla stampa, un forma anonima, da un organo che dovrebbe essere terzo e sopra le parti”. Lo afferma Jonathan Targetti, capogruppo di L’Alternativa c’è in Consiglio comunale.
Per Targetti la replica, paradossalmente, rafforza le sue tesi. “Gli uffici dicono di aver contestato ritardi, chiesto integrazioni, applicato penali; l’assessore Romei parla addirittura di 242 giornate di penale nella sola fase progettuale. Ma proprio questo rende inevitabile la domanda: se i ritardi erano noti e quantificati in questa misura, su quali basi la politica ha continuato a ritenere raggiungibile la scadenza PNRR quando la realtà diceva il contrario? Tutti quei distinguo non smentiscono l’unico fatto che conta: il finanziamento è stato revocato. Perso. Su un’opera attesa dalla città, di cui oggi non esiste nemmeno il cantiere”.
Il consigliere chiede quindi che venga reso pubblico “Il cronoprogramma aggiornato in base al quale, nell’aprile 2025 — quando restavano 289 giorni al termine del 31 gennaio 2026 — l’amministrazione riteneva ancora fattibile l’intervento, nonostante il progetto di fattibilità prevedesse 620 giorni naturali, consecutivi e tassativi. La città deve poter conoscere l’atto e le valutazioni tecniche che rendevano ancora credibile l’obiettivo».
Sul piano giuridico, per Targetti il danno erariale è ormai consolidato. «La promessa che l’opera si farà comunque con altre risorse non elimina il danno già prodotto: la perdita dei 6,5 milioni a fondo perduto e l’obbligo di restituire allo Stato 1,95 milioni di anticipazione, spesi per elaborati ormai inutilizzabili, sono un pregiudizio patrimoniale certo, che non si compensa con futuri stanziamenti”.
A questo si aggiunge il vizio d’origine della programmazione: “L’interramento degli impianti a -3,50 metri imposto dal D.I.P. del 2022 e l’incoerenza della D.G.C. n. 177/2025, che ha asseverato la cantierabilità in 289 giorni contro i 620 minimi prescritti dagli stessi elaborati dell’Ente”. Il capogruppo respinge poi l’idea che la Corte dei Conti intervenga comunque “di rito”. “Si confondono due funzioni distinte: la Sezione di Controllo fa un monitoraggio generale sull’avanzamento delle opere PNRR, senza accertare responsabilità personali; la Procura Regionale, invece, agisce solo a fronte di una specifica notizia di danno, per perseguire la colpa grave dei singoli, disporre indagini alla Guardia di Finanza e chiedere sequestri. Senza il nostro esposto, non ci sarebbe stata alcuna azione risarcitoria ad personam per gli 1,99 milioni di danno».
Neppure le penali cambiano il quadro. «Applicarle è un atto dovuto, ma per la giurisprudenza contabile non basta a scagionare la dirigenza. La Corte dei Conti — Sezione Giurisdizionale Veneto, sentenza n. 86/2024 — considera solleciti e penali un mero formalismo se, davanti a un blocco prolungato, non seguono la risoluzione del contratto e l’escussione delle polizze prima delle scadenze perentorie. Aver lasciato scorrere 16 mesi di paralisi, da dicembre 2023 ad aprile 2025, applicando penali senza rescindere, ha causato la perdita definitiva del PNRR”.
Da qui le domande alla Giunta. “Romei dice che c’è la ferma volontà di completare la piscina: ma completare cosa? Il progetto del dicembre 2023, quello riapprovato nell’aprile 2025 o l’esecutivo poi riformulato di cui parlano oggi gli uffici? Qual è il costo aggiornato? Qual è il piano economico-finanziario? Come si sostituiscono i 6,5 milioni revocati? Che ne sarà del mutuo da 9,5 milioni con il Credito Sportivo, ancora in essere? E perché il sindaco, dopo aver annunciato in Consiglio che avrebbe incontrato la società privata fattasi avanti, ha cambiato idea?”.
Per Targetti la responsabilità politica non può dissolversi. “Non sostengo che gli uffici siano rimasti immobili: se le 242 giornate di penale saranno documentate, dimostreranno anzi che i ritardi erano noti. Ma allora bisogna stabilire quando la politica ha capito che il progetto era ormai irrealizzabile nei tempi imposti dal PNRR e perché ha deciso di andare comunque avanti. Non può reggere uno schema in cui il Comune è parte lesa, gli uffici hanno fatto il possibile, l’appaltatore è colpevole, Sport e Salute ha le sue colpe e alla fine sparisce chi ha preso le decisioni. Gli uffici spiegano le procedure; alla politica spetta spiegare le scelte”.
Conclusione sul futuro dell’opera: “Prato ha bisogno di una grande struttura natatoria, nessuno lo nega. Ma un bisogno reale non rende giusto qualsiasi progetto: perché, ad esempio, non si è puntato da subito sulla sistemazione definitiva di via Roma? Dopo la perdita del PNRR non esiste più l’alibi della scadenza: esiste solo la responsabilità di una nuova scelta politica. Prima di cercare nuovi milioni, la Giunta dica ai pratesi quale piscina vuole salvare, come, perché proprio quella e quanto costerà. I contenuti del nostro esposto, fondato su 27 atti pubblici dell’albo pretorio, restano pienamente confermati”.


