PRATO – In una lettera aperta, la candidata al Consiglio Comunale nelle liste della Lega, si rivolge al Vescovo di Prato.
“Sono stata profondamente colpita dalle parole che Don Helmut ha voluto manifestare, così
inaspettatamente, nei miei confronti. Lo ringrazio di cuore. Nella mia lettera al vescovo di Prato ho voluto fare appello a tutti i cristiani e alle persone di buona volontà della nostra città. Sento un disagio profondo da parte di tanti cittadini che subiscono quotidianamente, specialmente in questa fase elettorale, una lettura conformista della politica, secondo la quale le problematiche sono solo di ordine materiale e le soluzioni si riducono a slogan ideologici. Purtroppo, non possiamo negarlo, anche la Chiesa si adegua troppo spesso al relativismo imperante e al falso pietismo di una solidarietà senza radici.
Condivido pienamente che sia necessario — e non solo per i cristiani — il richiamo a una
dimensione valoriale: è esattamente ciò che ha affermato Don Helmut. Il bene non è rappresentato da ideologie, né tantomeno da stereotipi culturali insufficienti. Cominciamo dal bene. Cominciamo da una visione positiva e sacra dell’essere umano. Cominciamo dalla dignità di ogni persona. È fuori discussione che a Prato si sia venuto a creare un mondo parallelo, fatto di illegalità e sfruttamento. Inutile nascondersi dietro le solite manfrine sull’accoglienza mainstream. È chiaro a tutti che, così com’è e con le dimensioni che ha acquisito, il fenomeno immigratorio non è più sostenibile; anzi, rischia di dilagare in forme incontrollabili. In questo contesto è necessario lo sforzo di tutti — non solo delle istituzioni — per cercare, nei limiti del possibile, di risolvere questi problemi.
Quante persone si girano dall’altra parte di fronte al prossimo? Quante figure di primo piano dell’economia e della politica si nascondono dietro il paravento dell’ipocrisia per giustificare ciò che a molti fa comodo? Per i politici è meglio mettere la testa sotto la sabbia; per chi detiene immobili è più facile riscuotere i fitti; per il sistema-moda e per i ricchi imprenditori stranieri va benissimo sfruttare la manodopera a basso costo; per molti sedicenti paladini della morale c’è il business dell’accoglienza. Eppure basta poco per rendersi conto che i capannoni sono da anni diventati dormitori dove persone catapultate nella nostra realtà vivono una dimensione parallela, con scarse possibilità di integrazione e con un disagio che parte dalle necessità più elementari dei bambini e dei ragazzi, spesso lasciati indietro rispetto alla necessità di sopravvivere. Aggiungo il dramma delle donne e delle ragazze, imprigionate in stili di vita incompatibili con i fondamenti stessi della nostra civiltà giuridica, e addirittura pericolosi. Non parliamo della criminalità straniera, della sicurezza, dell’evasione fiscale, dello spaccio di droga: temi sui quali la città detiene tristi primati.
Tutto questo non è il bene. Ed è troppo facile ridurre tutto a una problematica economica: non è così. Non mi vergogno a dire che è necessario costruire una nuova “civiltà dell’amore”, sull’esempio di Francesco Di Marco Datini, che seppe coniugare impresa e solidarietà vera. Le radici cristiane di Prato sono alla base del benessere che abbiamo vissuto e devono rimanere un punto saldo per tutti.
Bisogna essere chiari anche su questo: chi ha avuto un ruolo nelle amministrazioni precedenti non può rappresentare l’alternativa a se stesso. La crisi sociale, economica e morale della città ha dei responsabili. Non possono essere gli stessi di prima a fornire le ricette per il futuro. E soprattutto non possono dare lezioni morali o politiche coloro che hanno sostenuto la giunta dello scandalo Bugetti, o quelli che ancora prima hanno sperperato enormi risorse — come nel caso del CREF, tanto per fare un esempio.
La rinascita parte dai valori. La rinascita parte dal cambiamento. La rinascita parte dai giovani”.


