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Targetti in visita a La Dogaia: serve accendere i riflettori sul simbolo di una crisi profonda

Targetti: "La Dogaia è l'emblema di una città dimenticata dalle istituzioni nazionali"

​PRATO – Una delegazione composta dal candidato Sindaco Jonathan Targetti, dal segretario di Radicali Italiani Filippo Blengino, dalla candidata al Consiglio Comunale per la lista “L’Alternativa C’è” in quota radicale Ginevra Rocchi e da Matteo Giusti, segretario di Radicali Prato, ha fatto ieri (28 aprile) una visita ispettiva presso la Casa Circondariale de La Dogaia. L’obiettivo è stato quello di accendere i riflettori su una struttura che vive una crisi profonda, specchio dell’abbandono in cui versano diversi presidi di legalità e sicurezza sul territorio pratese.

​”La visita odierna ha confermato le numerose, gravi difficoltà della Dogaia, una realtà tenuta miracolosamente in piedi solo grazie allo sforzo eroico del personale e alla collaborazione di molti detenuti che, nonostante le condizioni proibitive, tentano di mantenere un clima vivibile”, ha dichiarato Targetti. “La Dogaia è l’emblema di una città dimenticata dalle istituzioni nazionali. A questa situazione si aggiunge il quadro imbarazzante del nostro tribunale e di una questura sotto sfratto. Prato non può più permettersi di essere considerata una città di serie B e ringraziamo il direttore Cicerelli per aver condiviso con noi bisogni e aspettative”.

​L’attenzione si è spostata poi sulle condizioni sanitarie del carcere, tema centrale per la tutela dei diritti fondamentali. “Il carcere pratese vive una vera e propria emergenza legata alla medicina di prossimità”, ha sottolineato Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani. “Questo servizio va ripristinato quanto prima per garantire ai detenuti un’assistenza sanitaria dignitosa e adeguata. Al contempo, sono necessari protocolli più sicuri per il personale, che non può continuare a operare in un contesto di costante rischio e carenza di supporto clinico”.

​Criticità che si riflettono anche sui servizi di integrazione e supporto psicologico, come evidenziato da Ginevra Rocchi, candidata al Consiglio Comunale nella lista ‘L’Alternativa C’è’: “La situazione è allarmante: su circa 600 detenuti, ben 200 sono di origine magrebina, ma possono contare su una mediazione culturale attiva solo un’ora a settimana. Inoltre, i pesanti tagli ai servizi hanno drasticamente ridotto l’assistenza psicologica, un presidio fondamentale per gestire le gravi difficoltà di tanti ristretti. Senza percorsi di inclusione e supporto, il carcere perde la sua funzione rieducativa, trasformandosi in un luogo di pura alienazione”.

​In conclusione, la delegazione ribadisce che la condizione di isolamento di Prato non è più tollerabile. “La battaglia per la dignità del nostro sistema carcerario e la tutela dei nostri presidi di sicurezza dovrebbe unire tutte le forze politiche locali, senza distinzioni. Dobbiamo alzare la voce insieme per inchiodare l’attuale Governo, così come i precedenti, alle loro evidenti responsabilità rispetto a una città che viene costantemente ignorata nelle sedi decisionali nazionali”, concludono i firmatari.

 

© Riproduzione riservata

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