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lunedì 15 Giugno 2026
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Una banca clandestina per agevolare traffico internazionale di droga e migrazione clandestina: 33 arresti

Dall'alba l'operazione 'Easy Money' della Squadra Mobile di Prato con il coordinamento della Dda di Firenze: coinvolte mafie cinesi e italiane

PRATO – Forniti dalla procura i dettaglio sull’operazione della Squadra Mobile coordinata dalla Dda di Firenze.

Una gigantesca “banca clandestina” con base logistica nel cuore del distretto industriale di Prato, capace di ripulire e muovere in modo virtuale tra gli 80 e i 100 milioni di euro all’anno per conto delle principali organizzazioni mafiose italiane e dei cartelli del narcotraffico albanese. È lo scenario inquietante e straordinariamente complesso svelato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, che ha fatto scattare all’alba di oggi una maxi-operazione internazionale denominata Easy Money.

Il blitz, delegato agli investigatori del Servizio centrale operativo della polizia e della Squadra Mobile di Prato, ha visto l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Firenze nei confronti di 41 soggetti di nazionalità italiana, cinese e albanese. Le misure cautelari personali hanno portato 17 indagati in carcere e 16 agli arresti domiciliari, oltre a 8 obblighi di firma, localizzati principalmente in Toscana – tra le province di Prato, Pistoia e Pisa – ma anche all’estero, in particolare in Spagna, con perquisizioni informatiche e locali estese in mezza Europa grazie al coordinamento di Eurojust. Impressionante il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, che ha bloccato beni per un valore superiore ai 60 milioni di euro nei confronti di 27 indagati.

Le accuse, a vario titolo, descrivono tre diverse e pericolose strutture associative. La principale riguarda un’associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità e dall’agevolazione mafiosa, finalizzata al riciclaggio, al reimpiego di capitali illeciti e all’abusiva attività bancaria. A questa si affiancano una seconda rete dedita al traffico internazionale di stupefacenti e un terzo sodalizio criminale che sfruttava i canali della “banca” per favorire l’ingresso illegale in Italia di cittadini cinesi.

Al vertice dell’organizzazione, attiva stabilmente almeno dal 2021, c’era un cittadino cinese radicato da tempo a Prato. Il meccanismo scoperto dagli inquirenti si basava sul sistema fiduciario tradizionale hawala, noto in Cina come ‘moneta volante’. In sostanza, i clan mafiosi italiani e i trafficanti albanesi consegnavano a Prato ingenti somme di denaro contante ai corrieri dell’organizzazione, che viaggiavano su auto con doppi fondi. Questo denaro liquido veniva poi ‘girato’ ai titolari dei pronto moda cinesi di Prato, che a loro volta dovevano saldare transazioni in nero o forniture di capi d’abbigliamento con aziende omologhe gestite da connazionali in Spagna.

Contemporaneamente, in terra iberica (ma anche in Francia e Portogallo), i corrieri della cellula spagnola prelevavano l’equivalente in contanti direttamente dai pronto moda di Madrid, Siviglia, Malaga o Valencia e lo consegnavano ai grossisti del narcotraffico locale. In questo modo il denaro viaggiava in modo virtuale, senza alcuna tracciabilità e abbattendo il rischio di sequestri stradali da parte delle forze dell’ordine, garantendo il pagamento anonimo delle partite di droga destinate all’Italia.

I giudici hanno riconosciuto la pesante aggravante di aver agevolato la criminalità organizzata di stampo mafioso. Tra i ‘clienti’eccellenti della banca pratese figuravano infatti il clan Briganti di Lecce, frangia della Sacra Corona Unita, la potentissima ‘ndrina Fiare-Razionale-Gasparro di San Gregorio d’Ippona e il clan campano Aquino-Annunziata. I broker albanesi facevano da anello di congiunzione, garantendo le transazioni internazionali di cocaina e altre sostanze dalla Spagna e dall’Olanda.

Parallelamente, l’indagine ha scoperchiato una spregiudicata tratta di esseri umani gestita dalla medesima cellula cinese. Gli indagati facevano giungere i migranti dalla Cina alla Serbia sfruttando l’assenza di visti. Da Belgrado i clandestini venivano nascosti in strutture ricettive complici e poi trasportati in auto fino in Ungheria, costringendoli anche a pericolose traversate a piedi in montagna per superare i confini dell’area Schengen. Una volta in Ungheria, i migranti venivano prelevati e condotti in Italia passando dalla Slovenia, con destinazione Prato, Torino e Somma Campagna, nel veronese. Un viaggio della speranza ad altissimo rischio per l’incolumità delle persone, per il quale l’organizzazione pretendeva la cifra di 9500 euro a passeggero.

© Riproduzione riservata

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