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martedì 14 Luglio 2026
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Musicoterapia per i bambini prematuri: al Miulli la voce dei genitori entra nelle incubatrici

All’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari), i neonati prematuri potranno ascoltare la voce dei genitori e la ninna nanna sin dalle incubatrici. In questo modo, la musicoterapia consente ai piccoli di sentirsi “a casa” prima ancora di varcarne la soglia, impreziosendo i loro primissimi giorni di vita.

La novità introdotta nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale (Tin) del Miulli non rileva solo per l’elemento affettivo in senso stretto, ma da un punto di vista scientifico.

L’importanza della voce dei genitori per i neonati

Una review sistematica pubblicata su Acta Paediatrica ha rilevato che le voci materne dal vivo o registrate erano correlate a un numero inferiore di eventi cardiorespiratori e a una migliore stabilizzazione clinica. Uno studio italiano pubblicato su Early Human Development ha inoltre osservato che l’esposizione precoce alla voce materna migliora lo sviluppo autonomico e il comportamento neonatale, riducendo la frequenza cardiaca e migliorando gli esiti neurofunzionali. Più recentemente, una review del 2024 ha proposto di integrare il contatto vocale precoce dei genitori nella pratica clinica delle unità neonatali. E l’ospedale Miulli di Acquaviva ha accolto questo suggerimento.

Il progetto, annunciato il 7 luglio 2026, è stato reso possibile da una donazione del Rotary Club Acquaviva-Gioia del Colle.

Cosa cambia in reparto

L’introduzione della musicoterapia entra nel funzionamento quotidiano della Tin insieme a incubatrici, monitor e alle pratiche di contatto già in uso nel reparto. Il sistema si affianca agli strumenti clinici standard e diventa parte dell’ambiente terapeutico in cui il neonato prematuro viene seguito ogni giorno, non un intervento occasionale o riservato a momenti particolari. Il suono, spiegano dall’ospedale, diventa a tutti gli effetti parte della cura di chi è nato pretermine.

Come funziona il progetto

Il sistema consente la diffusione controllata del suono direttamente nelle incubatrici del reparto.

I neonati possono ascoltare ninne nanne o melodie già familiari (già sentite durante la gravidanza) e la voce dei genitori, inclusa quella del papà, attraverso modalità compatibili con la delicatezza dell’ambiente di terapia intensiva.

L’obiettivo è costruire, dentro un ambiente altamente tecnologico, un “paesaggio sonoro” riconoscibile per il bambino, capace di richiamare suoni sentiti già prima della nascita. La tecnologia è particolarmente importante per i neonati prematuri, che restano nelle incubatrici e in ospedale per più giorni degli altri, e, quindi, sono quasi sempre lontani dalle voci dei genitori o dalla musica della ninna nanna. Da segnalare che, seppure in maniera minore, anche la voce del papà rappresenta un suono “familiare” per i neonati sin dalla gravidanza.

Il contesto neonatale

La Terapia Intensiva Neonatale è un ambiente indispensabile per la sopravvivenza dei neonati prematuri o con patologie, ma è anche un contesto stressante dal punto di vista sensoriale: il rumore costante dei monitor, gli allarmi delle apparecchiature e i suoni dei dispositivi di ventilazione compongono un sottofondo continuo cui il neonato è esposto per settimane. In questo scenario, la voce dei genitori rappresenta un elemento di riconoscimento e di continuità tra la vita intrauterina e il tempo del ricovero, in particolare nei momenti in cui il contatto fisico non è possibile.

Il percorso del Miulli

Il progetto si inserisce in un percorso di umanizzazione delle cure che la Tin del Miulli porta avanti da tempo, a partire dall’apertura del reparto 24 ore su 24 per i genitori.

Nell’Ente ecclesiastico è già attiva la marsupioterapia, la pratica del contatto pelle a pelle tra il neonato e il genitore, utile per la termoregolazione e la stabilizzazione dei parametri vitali.

Il Miulli dispone inoltre dell’unica family room in Puglia, ovvero uno spazio separato dal reparto dove mamma, papà e bambino possono trascorrere insieme gli ultimi giorni prima della dimissione, accompagnando in modo graduale il passaggio dall’ospedale alla quotidianità familiare.

La musicoterapia in incubatrice si aggiunge quindi a un modello già attento alla relazione tra neonato e famiglia.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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