27.7 C
Prato
martedì 14 Luglio 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Un’ora e mezza di sonno in meno, mezzo chilo in più: la scoperta della Columbia University

Nelle settimane della Coppa del Mondo 2026 in America, può capitare di restare svegli nel cuore della notte per vedere un match importante. Ecco, proprio la durata regolamentare di una partita di calcio, se sottratta alle ore di sonno, pare sufficiente a far aumentare il peso corporeo di mezzo chilo.

È quanto emerge da una ricerca pubblicata su Annals of Internal Medicine, guidata da Marie-Pierre St-Onge, docente di medicina nutrizionale alla Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons. La parte preoccupante dello studio è che si tratta di una riduzione del tutto compatibile con le abitudini quotidiane di chi, per lavoro o stile di vita, rimanda l’orario di addormentamento senza percepirlo come un problema serio.

Più nello specifico, il campione ha registrato un aumento del peso corporeo dopo aver ridotto di un’ora e mezza la durata del sonno per sei settimane consecutive. La riduzione del sonno è stata associata anche a una maggiore sedentarietà, altro fattore che, a sua volte, incide sul peso.

Cosa ha misurato lo studio 

I ricercatori hanno reclutato un centinaio di adulti a rischio elevato di malattie cardiometaboliche e li hanno sottoposti a due fasi consecutive di sei settimane ciascuna: una di sonno abituale e una di restrizione del sonno, mantenendo il più possibile invariati gli altri fattori — dieta, attività, condizioni ambientali.

Nella fase di restrizione, ai partecipanti è stato chiesto di posticipare l’orario di addormentamento di 90 minuti rispetto alla loro routine normale. Nella pratica, il sonno effettivo si è ridotto in media di circa 78-80 minuti a notte, una misura leggermente inferiore ai 90 minuti richiesti, ma comunque significativa se mantenuta per settimane.

Oltre al peso corporeo, i ricercatori hanno monitorato con attigrafia — dispositivi che registrano i movimenti — il livello di attività fisica e il tempo trascorso in sedentarietà durante la giornata.

Mezzo chilo in più e 17 minuti in più di sedentarietà

Durante la fase di sonno ridotto, il peso corporeo dei partecipanti è aumentato in media di circa 0,45 chilogrammi, poco meno di mezzo chilo, un valore corrispondente a circa un pound nella misurazione originale dello studio. Il girovita è cresciuto in media di 0,52 centimetri. Il primo autore dello studio, Faris Zuraikat, ha chiarito che se questa perdita di sonno venisse mantenuta per un anno intero, potrebbe produrre un aumento di peso clinicamente significativo.

Parallelamente, il tempo di sedentarietà è aumentato di 17 minuti al giorno in media su tutto il campione, arrivando a quasi 30 minuti al giorno negli uomini e nelle donne in post-menopausa.  Al tempo stesso, l’attività fisica è rimasta invariata: è come se il tempo “recuperato” durante la notte fosse stato “investito” solo sullo stare seduti, senza alcun effetto sul movimento.

Perché succede

Il sonno insufficiente altera l’equilibrio tra energia introdotta con il cibo ed energia consumata.

Studi precedenti dello stesso gruppo di ricerca della Columbia, che lavora da tempo sul rapporto tra sonno e nutrizione, hanno mostrato che la restrizione di sonno tende ad alterare gli ormoni che regolano fame e sazietà, in particolare aumentando la grelina — l’ormone che stimola l’appetito — e riducendo la leptina, che segnala sazietà.

Uno studio pubblicato su Time a commento della ricerca riporta che nei partecipanti sottoposti a restrizione del sonno i livelli di leptina sono saliti, un dato che, secondo gli autori, genera un adattamento metabolico che può portare all’aumento di grasso corporeo. In parallelo, dormire meno lascia più ore di veglia, ma queste ore aggiuntive non si traducono in movimento: al contrario, tendono a essere passate in sedentarietà, forse per la stanchezza accumulata, riducendo di fatto il dispendio energetico complessivo della giornata.

I dati su obesità e il ruolo per la salute pubblica

Il dato si inserisce in un quadro più ampio di ricerca che da anni collega la durata del sonno al rischio di obesità, non come causa isolata, ma come fattore comportamentale che si somma a dieta e attività fisica nel determinare l’equilibrio energetico di una persona.

Lo studio della Columbia University assume particolare importanza per un Paese come l’Italia, dove l’obesità è una condizione sempre più diffusa. Secondo i dati emersi dall’ottavo Italian Barometer Obesity Forum, presentato al Senato la settimana scorsa e basato sui dati Istat, l’obesità è in aumento tra tutte le generazioni analizzate. Preoccupa in particolare il tasso di obesità delle giovani donne italiane (18-34 anni), che è cresciuto del 75% in un solo decennio, passando dal 3,6% del 2016 al 6,3% del 2025.

Per approfondire i dati: Obesità in Italia, allarme tra le giovani donne: +75% in dieci anni e rischio infertilità

Una perdita di sonno di poco più di un’ora al giorno può apparire trascurabile nell’immediato, ma la sua persistenza nel tempo — mesi, anni — la rende un fattore di rischio misurabile per l’aumento di peso e per le condizioni metaboliche correlate, come malattie cardiovascolari e diabete. Per la salute pubblica, il punto rilevante è che il sonno andrebbe trattato come una leva di prevenzione dell’obesità paragonabile, per rilevanza, a dieta ed esercizio fisico, e non come un fattore secondario o di semplice benessere personale. È un aspetto che riguarda in modo trasversale fasce diverse della popolazione, a partire da quelle — come gli uomini e le donne in post-menopausa osservati nello studio — in cui l’effetto sulla sedentarietà si è mostrato più marcato.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Prato
cielo coperto
27.7 ° C
28.8 °
26 °
55 %
0.9kmh
91 %
Mar
39 °
Mer
37 °
Gio
39 °
Ven
40 °
Sab
26 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS