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Vivo a Milano, ma lavoro a Torino: aumentano i “frontalieri interni”

Un tempo c’erano i frontalieri, lavoratori che ogni giorno attraversavano il confine svizzero per poi tornare a casa in Italia. Oggi se ne contano sempre meno, mentre cresce il fenomeno dei “frontalieri interni”, ossimorico già nella sua definizione. Si tratta di persone, spesso professionisti, che lavorano a Milano ma vivono a Torino per risparmiare sul costo della vita.

Questo trend demografico è testimoniato da Bloomberg, che, in un’analisi a firma di Anna Irrera, documenta come la crisi abitativa meneghina stia ridisegnando le scelte residenziali dei lavoratori qualificati. Un numero crescente di professionisti e dirigenti, infatti, accetta di percorrere circa 140 chilometri per andare al lavoro, piuttosto che destinare gran parte del proprio stipendio per abitare a Milano. Una città, quella sorvegliata dalla Madonnina, che negli ultimi anni ha visto diminuire l’appeal dell’opinione pubblica, soprattutto a causa dei problemi di sicurezza, ma non i prezzi delle case.

Da Torino a Milano in meno di un’ora

La nuova forma di pendolarismo è resa possibile dai treni ad alta velocità, che permettono di spostarsi da Torino a Milano in meno di un’ora. Trenitalia e Italo offrono corse frequenti nelle fasce mattutine e serali, le stesse su cui si concentra il traffico dei lavoratori. Senza questa infrastruttura, il ragionamento finanziario non reggerebbe: un’ora di viaggio è una soglia psicologica e pratica oltre la quale il pendolarismo quotidiano diventa logorante.

Spesso, chi sceglie di vivere nelle zone limitrofe del capoluogo lombardo finisce per passare più di un’ora nei mezzi per recarsi sul posto di lavoro. La soluzione Torino-Milano, invece, offre i vantaggi di vivere in una grande città senza decimare i propri guadagni o, a seconda dei casi, evitando di abitare in periferie sperdute, pericolose e poco collegate.

È importante essere precisi su un punto: non esistono dati pubblici completi e omogenei sui flussi di pendolari tra Torino e Milano disaggregati per profilo professionale o residenza. Né Istat, né Rfi, né i Comuni delle due città pubblicano statistiche specifiche su questo corridoio che permettano di quantificare il fenomeno con precisione statistica. Quello che Bloomberg descrive è un trend documentato da segnali qualitativi, agenti immobiliari, mercato del lavoro, testimonianze dirette, più che da serie storiche istituzionali.

I prezzi delle case: confronto tra Milano e Torino

Il motore del fenomeno è aritmetico. Secondo i dati di Immobiliare.it, ad aprile scorso, a Milano il costo medio di vendita era pari a 5.653 euro al metro quadro; mentre il canone medio di affitto era di 22,25 euro al mese al metro quadro. A Torino, nello stesso mese, si comprava in media a 2.223 euro al metro quadro e si affittava a 12,63 euro al metro quadro.

In pratica, comprare casa a Milano costa in media il 154% in più rispetto a Torino, prenderla in affitto il 76% in più. Per un appartamento di 80 m² in affitto, il risparmio mensile supera i 750 euro, quasi 9.000 euro l’anno, una cifra che assorbe ampiamente il costo di un abbonamento ferroviario annuale tra i due capoluoghi.

Il confronto per zone è ancora più netto. Il centro di Milano tocca gli 11.233 euro al metro quadro in vendita e 31,52 euro al mese al metro quadro in affitto. Il centro di Torino si ferma rispettivamente a 4.131 euro al metro quadro e 16,17 euro al metro quadro: valori che, nella scala milanese, corrispondono alle zone periferiche come Bisceglie-Baggio-Olmi (3.208 euro al metro quadro di media). Quartieri come San Salvario o Crocetta (di cui esiste un omologo meneghino), tra i più richiesti dai nuovi residenti qualificati, si attestano rispettivamente a 2.883 euro al metro quadro e 3.111 euro al metro quadro, meno della metà della media milanese.

Come sono cambiati i prezzi nel tempo

Tra aprile 2025 e aprile 2026, Milano ha registrato un +3,14% nei prezzi di vendita, raggiungendo il massimo degli ultimi due anni. Gli affitti milanesi hanno invece segnato una lieve flessione (−1,46%) nello stesso periodo, dopo aver toccato il picco di 22,72 euro al mese a metro quadro a giugno 2024.

Torino è cresciuta più velocemente in termini percentuali: +8,12% nelle vendite e +2,35% negli affitti rispetto ad aprile 2025. È il segno che il mercato torinese sta assorbendo nuova domanda, anche se la forbice con Milano resta enorme in termini assoluti.

Secondo i dati forniti di Immobiliare.it Insight, lo scorso anno i prezzi di vendita delle case a Milano erano oltre 2,5 volte più alti rispetto al capoluogo piemontese, mentre gli affitti erano più alti dell’82%.

Due città, un sistema

Il binomio Torino-Milano può essere letto come la nascita informale di un sistema urbano binodale: non una fusione, ma un’integrazione funzionale attraverso un asse infrastrutturale. Milano offre un miglior mercato del lavoro, migliori salari per il terziario avanzato e la densità di connessioni professionali. Torino offre una migliore qualità della vita urbana, prezzi più accessibili e una tradizione architettonica consolidata.

Per la città della Mole, le implicazioni demografiche di questo fenomeno non sono banali. Dopo la delocalizzazione degli stabilimenti Fiat, infatti, Torino ha attraversato decenni di calo demografico che, come abbiamo imparato sulle pagine di questo speciale, si traducono in minore produttività e minor gettito fiscale con inevitabili ricadute sul welfare.

L’arrivo di professionisti ad alto reddito che scelgono Torino come luogo di vita, pur lavorando altrove, introduce una domanda nuova nei quartieri storicamente più attrattivi, come confermano i prezzi in crescita nel quartiere di San Salvario (+7,71% in un anno).

La spinta della pandemia e dello smart working

Va inoltre considerato che Milano, attraendo sempre più ricchi da tutto il mondo, è diventata la nuova cassaforte d’Europa. Come spiegato da Geraldine Semeghini, amministratore delegato di Lincs Estate, partner di Knight Frank a Milano a Bloomberg, la città “sta attirando un tipo di residente diverso, e questo sta alzando l’asticella in termini di costi”.

Nel frattempo, sempre più giovani scelgono di vivere altrove anche grazie a un mercato del lavoro più dinamico. Un’accelerazione in tal senso si è avuta con la pandemia, che ha favorito lo smart working e il lavoro ibrido. Se l’azienda non obbliga a recarsi in sede tutti i giorni, non ha senso vivere nella città più cara d’Italia.

Immagine di copertina generata dall’intelligenza artificiale

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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