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Ancora aggressioni al carcere di Prato: ferito anche il comandante della polizia penitenziaria

Il Sappe sottolinea ancora i problemi dell'eccessiva presenza di detenuti violenti alla Dogaia. Archiviata indagine 2024 contro gli agenti

PRARTO – “Due gravi aggressioni ai danni del personale di polizia penitenziaria nel giro di appena dodici ore confermano, ancora una volta, il clima di crescente violenza che si vive all’interno della Casa circondariale La Dogaia di Prato”. È quanto denunciano Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe e Francesco Oliviero, segretario nazionale Sappe per la Toscana.

La prima aggressione è avvenuta nella serata di ieri (13 maggio). Un detenuto di origine magrebina, già noto per episodi violenti durante precedenti carcerazioni, si è scagliato contro il comandante dell’istituto utilizzando un frammento di ceramica ricavato dopo aver distrutto il gabinetto della propria cella. Solo il pronto intervento dell’agente presente ha consentito di immobilizzare e disarmare il detenuto, evitando conseguenze ben più gravi. Il comandante è stato costretto a ricorrere alle cure mediche per le ferite riportate a una mano.

La seconda aggressione si è verificata nella mattinata di oggi. Un detenuto di origine africana, dopo aver preteso di effettuare un video-colloquio pur non essendone autorizzato, ha aggredito l’agente che si era rifiutato di accogliere la richiesta, scagliandogli contro un bidone dell’immondizia. Anche in questo caso il tempestivo intervento del personale in servizio sul piano ha evitato il peggio.

“Si tratta di episodi di una gravità inaudita che si ripetono con una frequenza ormai inaccettabile – denunciano Capece e Oliviero – Il personale della Dogaia opera quotidianamente in condizioni di estrema tensione, aggravate da croniche carenze di organico, ma continua con grande professionalità a garantire ordine e sicurezza all’interno dell’istituto”.

Il Sappe  esprime piena solidarietà al personale coinvolto nelle aggressioni e formula agli agenti feriti gli auguri di una pronta guarigione e torna a chiedere al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria la sospensione, per un congruo periodo di tempo, dell’assegnazione presso il carcere pratese di detenuti ad alta pericolosità e con profili particolarmente violenti.

“Non si può continuare ad appesantire una situazione già al limite – concludono i rappresentanti del Sappe – Serve un segnale concreto e immediato per tutelare chi, ogni giorno, garantisce la sicurezza dello Stato all’interno delle carceri”.

L’archiviazione

La segreteria regionale toscana del Sappe ha reso noto oggi che il Gip del Tribunale di Prato, su richiesta della procura, ha disposto l’archiviazione dell’indagine avviata nel luglio 2024 sul carcere della Dogaia. È stata inoltre disposta la restituzione di tutto il materiale sequestrato. La vicenda è dunque definitivamente chiusa.

Per Francesco Oliviero, segretario nazionale per la Toscana del Sappe, “un dato è evidente: quando l’indagine fu avviata, diversi organi di stampa dedicarono grande spazio alla notizia, con titoli, accostamenti e ricostruzioni che, pur senza offese esplicite, contribuirono a generare un clima di sospetto nei confronti della polizia penitenziaria. Oggi, di fronte a un’archiviazione totale, registriamo invece un silenzio assordante. Un meccanismo purtroppo noto: quando c’è da insinuare, si corre; quando c’è da ristabilire la verità, molti preferiscono guardare altrove”.

La segreteria regionale Toscana del Sappe intende ribadire con forza che il personale della Polizia Penitenziaria di Prato opera in uno degli istituti più complessi della Toscana, affrontando carenze di organico, turni massacranti e una pressione quotidiana enorme.

Nonostante ciò, le donne e gli uomini del corpo garantiscono ogni giorno sicurezza, legalità e gestione dell’istituto con una professionalità che merita rispetto, non sospetti infondati.
“Come segretario nazionale del Sappe – prosegue Oliviero – desidero aggiungere una nota personale: conosco direttamente le persone coinvolte in questa vicenda. Conosco la loro storia, il loro modo di lavorare, la loro serietà. Non ho mai avuto alcun dubbio sulla loro correttezza. Oggi la magistratura conferma ciò che per me era evidente fin dal primo giorno: erano e sono totalmente estranei ai fatti. Un passaggio fondamentale anche per la loro sicurezza personale e professionale, perché nessun servitore dello Stato dovrebbe essere esposto a sospetti ingiusti mentre svolge il proprio dovere”.

“Ribadiamo la nostra piena fiducia nella procura di Prato, che ha operato con rigore, serietà e rispetto delle garanzie – conclude il sindacalista – Le indagini, quando necessarie, sono strumenti di tutela della legalità e non devono mai essere interpretate come un attacco al corpo: servono, al contrario, a proteggere chi lavora onestamente. La segreteria regionale toscana continuerà a difendere senza esitazioni l’onore e la dignità della Polizia Penitenziaria. La giustizia ha parlato. Ora è il momento che venga restituito rispetto a chi lo ha sempre meritato”.

Esprime soddisfazione per l’esito degli accertamenti giudiziari anche Donato Capece, segretario generale del Sappe: “Come abbiamo sempre detto e ribadito, confidiamo nell’operato della magistratura nella convinzione che la polizia penitenziaria, è formata da persone che hanno valori radicati, un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano quotidianamente, soprattutto sventando centinaia e centinaia suicidi di detenuti. Non solo. Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze ad opera di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. Ma questo, purtroppo, non lo racconta nessuno. Proprio come l’archiviazione dell’indagine avviata nel luglio 2024 sul carcere della Dogaia”.

© Riproduzione riservata

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