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Salta l’accordo per l’inserimento dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità: Cantagallo alza la voce

Il Comune: "Un passo indietro per la medicina territoriale". Il sindaco: "Chiediamo un’immediata inversione di rotta e misure strutturali straordinarie"

CANTAGALLO – “Il passo indietro sulla riforma della medicina territoriale rappresenta l’ennesima occasione persa per dare risposte concrete ai nostri territori e, in particolare, alle piccole comunità storicamente più isolate”. Questo il commento dell’amministrazione di Cantagallo sulle notizie relative al ritiro del provvedimento che prevedeva l’inserimento dei medici di medicina generale nelle Case di comunità.

“Nelle aree interne e nei piccoli comuni, la figura del medico di famiglia non è semplicemente un ingranaggio del sistema sanitario, ma un pilastro sociale insostituibile, spesso l’unico presidio di salute rimasto a tutela dei cittadini, in gran parte anziani o con ridotta mobilità”, commenta sul tema l’assessore Dimitri Becheri.

“Solo qualche giorno fa – prosegue l’assessore – abbiamo ricevuto la notizia che la frazione di Migliana resterà scoperta di un ambulatorio medico e oggi arriva questa ulteriore notizia, che certifica la progressiva desertificazione sanitaria dei territori più periferici. I pensionamenti non vengono compensati da nuovi arrivi e i bandi per le zone carenti vanno regolarmente deserti. Speravamo che questa riforma, pur con tutti i correttivi necessari, potesse finalmente tracciare una strada per riorganizzare l’assistenza di prossimità. Questo stop congela la situazione, lasciando i sindaci, prime autorità sanitarie sul territorio, soli a gestire la preoccupazione e i bisogni di una popolazione che sempre più spesso si sente abbandonata”

Il Comune di Cantagallo rivolge quindi un appello urgente al governo, al ministero della salute e alla Regione affinché “non si spengano i riflettori sulla medicina generale.

“Non possiamo permetterci di aspettare i tempi della politica romana mentre le comunità locali continuano a perdere servizi essenziali – afferma il sindaco Gugllielmo Bongiorno – Chiediamo un’immediata inversione di rotta e misure strutturali straordinarie, come incentivi economici e forme di fiscalità di vantaggio per i giovani medici che scelgono di esercitare nelle aree periferiche, così da garantire il diritto costituzionale alla salute anche a chi non vive nelle grandi città. La salute pubblica non può diventare un diritto negato per chi sceglie di vivere e lavorare nei piccoli comuni e nelle aree montane, contribuendo ogni giorno alla tutela e alla valorizzazione del territorio”.

L’Amministrazione comunale sottolinea inoltre come ogni riforma in ambito sanitario debba essere costruita attraverso un confronto serio e condiviso con i medici di medicina generale, gli operatori sanitari e tutti i professionisti coinvolti nell’assistenza territoriale. Solo valorizzando le competenze e l’esperienza di chi opera quotidianamente sul campo sarà possibile individuare soluzioni efficaci, sostenibili e realmente capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini, garantendo servizi di prossimità adeguati anche nelle aree interne e più fragili del Paese.

© Riproduzione riservata

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